Può essere la volta buona

Posted by Domenico Delle Side Thu, 18 Feb 2010 09:07:24 GMT

La giustizia ad orologeria questa volta, forse, ha avuto davvero tempismo; forse è la volta buona che qualcosa vada in porto, senza che delle leggi sfornate per l’occasione mandino tutto a farsi benedire.

Lo scandalo della protezione civile è stato così forte da creare una pesante breccia nell’opinione pubblica, che ora potrebbe essere ritornata sensibile ai temi della corruzione e della moralità politica.

Sembra quasi che la lezione sia “rubate pure, ma non toccate i morti”, posizione piuttosto miope, perché la corruzione è sempre causa di morte, distruzione e malessere. Ad esempio, chi o cosa vieta di pensare che tutto il disastro che sta accadendo in Sicilia non sia frutto di corruzione? Non è lecito pensare che, magari, una protezione civile poco accorta abbia preferito dirottare i fondi verso attività più remunerative di semplici manutenzioni ordinarie?

Comunque sia, il momento di questo scandalo potrebbe essere propizio, codardi come sono, i politici non faranno alcunché per salvare i loro compari: le elezioni regionali sono alle porte ed azioni di questo tipo non farebbero altro che abbassare i consensi. Così, sentendosi abbandonate, le persone coinvolte potrebbero mettersi a parlare e svelare tutti i retroscena e i coinvolgimenti eccellenti, facendo nascere una nuova tangentopoli.

Lo spero, ma non ci credo molto, per questa gente tutto ha un prezzo, anche il dolore.

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Autoassoluzione

Posted by Domenico Delle Side Sun, 21 Dec 2008 14:52:00 GMT

Bertrand de Jouvenel ci aveva avvissati: «Chi possiede il diritto di cambiare indefinitamente le regole dell’azione non ha mai bisogno di infrangerle». Negli ultimi tempi, tuttavia, siamo arrivati ad un livello superiore, ad un peggioramento di questo malcostume: il politico infrange le regole e poi trova il modo per non farsi processare. È vero, questa prassi è stata utilizzata in pochi ed eclatanti casi, poiché il politico medio ha numerosi mezzi per salvare il suo “onore”.

Prendiamo l’esempio di un deputato (o senatore); per intercettarlo c’è bisogno dell’autorizzazione della camera di appartenenza, che generalmente la nega. Risultato? Bisogna trovare un altro modo per ottenere le prove del supposto crimine. Cosa si può fare? Bene, il magistrato potrebbe pensare di effettuare una perquisizione in casa del deputato. Niente da fare, anche qui ci vuole l’autorizzazione.

Supponiamo che, nonostante tutti questi ostacoli, il magistrato che conduce l’inchiesta ottenga delle prove concrete, a tal punto da chiedere l’arresto di questo deputato. Anche in questo caso, c’è bisogno dell’autorizzazione della camera d’appartenenza, che la nega puntualmente.

Supponiamo ancora che, nonostante tutto, il procedimento vada avanti e supponiamo che i fatti riguardino una mazzetta presa per un appalto pubblico. Nella migliore delle ipotesi, la prima udienza del processo sarà dopo 6 mesi e il deputato, trattenuto da inderogabili impegni, non potrà parteciparvi: tutto rimandato. Mettiamo in conto che questa storia si ripeterà per un po’ di volte e mettiamo in conto anche che la giustizia italiana è ingolfata da milioni di cause. Tutto ciò porterà il procedimento ad una destinazione: l’assoluzione per prescrizione dell’imputato.

Squilli di tromba, titoloni di giornali, messaggi a reti unificate: “assolto il politico. Era tutto un teorema dei giudici”. Peccato che la prescrizione sancisca, in maniera implicita, la colpevolezza di un imputato: chi è innocente viene “assolto per non aver commesso il fatto”. Nella prescrizione, invece, si dice che, visto che è passato un tempo “lungo” da quando è stato commesso un reato, lo Stato rinuncia a perseguire il colpevole.

Tutto questo sistema è stato architettato dai nostri politici per salvarsi, per autoassolversi: sono necessari solo un po’ di pazienza e sufficienti risorse finanziarie per pagarsi un buon avvocato. Il risultato è garantito.

Per questo motivo, la nuova tantentopoli partenopea farà una brutta fine e tra qualche hanno vedremo tutti i politici coinvolti lamentarsi della magistratura che ha agito in maniera politica, sostituendosi all’elettore, infrangendo la volontà popolare.

Un vero e proprio “ego me absolvo” della politica intera.

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