Posted by Domenico Delle Side
Mon, 29 May 2006 22:12:00 GMT
Per certe persone, l’indecenza non conosce un limite; ora starete già pensando che si parli del cavaliere, ma no, non è questo il caso. Questa volta l’illuminato è il direttore de La Padania, Gianluigi Paragone, che ha proposto come nuovo senatore a vita (visto che ne manca uno per completare la formazione) niente meno che, rullo di tamburi, Umberto Bossi!
Rinfreschiamoci la memoria: un senatore a vita viene ordinato dal presidente della Repubblica ed è scelto tra i cittadini che, nel corso della propria vita, si sono distinti per meriti politici, culturali, scientifici o artistici, dando così lustro all’Italia. E’ sicuramente il caso di Bossi: i suoi “Roma ladrona!” hanno senza ombra di dubbio lustrato l’immagine del bel paese.
Se ci fosse un secondo termine, sarebbe proprio il caso di dire che il Paragone non regge.
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Posted by Domenico Delle Side
Sun, 07 May 2006 23:53:00 GMT
Sembrerà strano, ma il clamore suscitato dalla prossima elezione del nuovo presidente della Repubblica mi ha fatto tornare alla mente uno degli aspetti che ha allietato la mia fanciullezza. Fino ai 10 anni ho sempre acquistato l’album dei calciatori, quello storico, mitico della Panini e ci giocavo assieme agli amici.
Non c’erano ancora i vari Del Piero o Adriano, ai tempi si parlava di Gullit, Van Basten, di un giovane di belle speranze (Baggio); io ed i miei amici compravamo le bustine di figurine adesive e ci divertivamo a riempire il nostro album.
Capitava alle volte che uno di noi avesse la figurina che serviva all’altro, dando così il via ad interminabili e complessi accordi di scambio per la cessione dell’effigie adesiva; chi ci sapeva fare, poteva scambiare molto favorevolmente. Ad esempio, quando ormai mi mancavano solo 2 calciatori per finire un album, ho scambiato uno dei mancanti per ben 10 figurine, roba da matti!
Eravamo bambini, queste cose ce le potevamo permettere, erano gli anni della spensieratezza e li ricordo ora con tanta nostalgia.
C’è, tuttavia, chi rimane bambino per tutta la vita, ad esempio i nostri politici, che fanno lo stesso commercio con le figure istituzionali. «Va bene, ti do un presidente della Camera ed uno del Senato, ma tu mi dai quello della Repubblica!». Sembrano proprio questi i discorsi ai quali si assiste, in barba alla nostra Costituzione. Già, la nostra Costituzione; certe volte mi sembra come una di quelle signore anziane dimenticate in qualche ospizio dai figli, ma che ancora vendono cara la pelle. Speriamo sopravviva agli attacchi.
Secono la nostra carta costituente, il presidente della Repubblica è il rappresentante dello Stato e dell’Unità Nazionale, ma se viene scelto in questo modo, chi volete che rappresenti? Se fossi io a rispondere a questa domanda, direi che rappresenterebbe esclusivamente dei biechi conticini di palazzo, più infimi di quelli che si fanno al mercatino all’angolo.
Proprio per ciò che rappresenta, il presidente della Repubblica deve essere una persona di alto spessore morale e civico, ed è per questo motivo che le candidature di D’Alema e Letta mi fanno ridere (o piangere, a seconda dei punti di vista).
Rinfreschiamoci un po’ la memoria. D’Alema, negli anni 80, si è salvato da un’accusa di corruzione (a Bari, complice il proprietario poco di buono delle Case di Cura Riunite) solo grazie alla prescrizione. Inoltre, il nostro baffetto ha dato il meglio di sè in occasione della Bicamerale, dando luogo ad un repertorio di inciuci degno da guinnes dei primati (primati nel senso di scimmie).
Veniamo a Letta. Prima di scendere in politica, Mister Sorriso era un alto dirigente Fininvest e per tanti anni è stato l’ufficiale di collegamento dell’azienda con il mondo politico, esponente pertanto di un potere lobbystico che di morale ha ben poco.
In Italia i nomi eccellenti non mancano, basti pensare all’insigne politologo Giovanni Sartori o all’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Queste persone hanno il solo torto di essere serie e civili, qualità queste che non vanno d’accordo con la politica italiana.
E’ un vero peccato, poiché questa è un’occasione per cambiare, un punto di partenza per una rinascita della nazione. Dopo una tornata elettorale che ha mostrato un paese equamente diviso, dunque indeciso e stanco della politica, un personaggio esterno a questa sarebbe potuto essere il collettore di un rinnovato interesse civico.
Come diceva il compianto Paolo Sylos Labini, siamo “un paese a civiltà limitata”, ma sono sicuro che dentro ognuno di noi ci sia ancora un piccolo residuo di amor proprio e di amor di patria. Solo facendo ricorso a questi residui possiamo sperare di diventare un popolo migliore.
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