Un paese mafioso/2: valutazione e merito

Posted by Domenico Delle Side Mon, 12 Jan 2009 23:27:15 GMT

Nel 2008 una delle parole di cui i politici hanno più abusato è stata senz’altro “merito”; se ne è parlato soprattutto per la riforma dell’università, che il governo ha approvato ricorrendo all’ennesima fiducia, ma il richiamo a questa parola non si è negato in altri frangenti, come può confermarci ad esempio il nostro ministro Brunetta.

In sostanza, da quanto si è detto nell’anno appena passato, sembra che la politica abbia preso la strada e voglia finalmente premiare il merito: chi è più bravo, chi si impegna di più, chi si distingue, persona o istituzione, verrà in qualche modo premiato. E fin qui, tutti d’accordo, l’iniziativa è lodevole.

Il merito, tuttavia, non è qualcosa di intrinseco e assoluto, va valutato. Anche in questo caso, nei vari settori in cui si è parlato di merito, le ricette valutative si sono sprecate, presentandosi tutte con la qualifica di oggettive.

Fiato sprecato. L’oggettività, quando esercitata dagli uomini, è per questo stesso motivo soggettiva!

Prendiamo l’esempio di un “concorso per titoli ed esami”: l’oggettività consiste nell’assegnare un punteggio ai titoli ed agli esami dei concorrenti, facendo vincere la persona col punteggio totale più alto. La valutazione degli esami, così come quella dei titoli, è tuttavia completamente soggettiva.

Si può pensare anche alle valutazioni effettuate da un capufficio circa i suoi sottoposti: in questi casi, si passa dalla soggettività all’arbitrarietà. Le valutazioni vengono spesso fatte valutando criteri oggettivi, ma applicando 5 o 6 formule standard, per le quali si sostituisce esclusivamente il nome dell’interessato. Alle volte, chi valuta non conosce direttamente l’interessato!

Analogamente, si pensi ai provvedimenti d’urgenza adottati dai governi: questi vengono effettuati attraverso dei decreti legge, strumento che la costituzione riserva, appunto, per le situazioni di urgenza. Anche in questo caso, l’oggettività della valutazione e violentata dalla soggettività del caso e dei politici di turno e si spacciano per urgenti questioni che potrebbero essere affrontate in tutta calma.

E’ inutile parlare, quindi, di regole e regolamenti per garantire questo o quel procedimento di misurazione oggettiva: il merito sarà sempre e comunque relativo a chi lo dovrà valutare. Si può essere fortunati ed avere a che fare con una persona onesta e responsabile, che cercherà quanto più possibile di estranearsi dal giudizio. Altre volte, diciamo anche la maggioranza delle volte, si è sfortunati e si ha a che fare con chi nel valutare persegue i propri fini ed interessi.

Non ci sono antidoti codificabili contro questa piaga, non ci sono pene e spauracchi che tengano: l’unica strada è l’integrità di chi giudica. Se una persona tiene alla sua dignità e considera un valore il potersi guardare allo specchio, cercherà di scegliere per il meglio. Diversamente, la scelta ricadrà sulla convenienza.

Il discorso è improponibile per la classe dirigente italiana, pochi si salvano e solo perché ancora non si sono convertiti.

Posted in  | Tags ,  | no comments