Un commento clemente
Posted by Domenico Delle Side Fri, 10 Aug 2007 12:09:00 GMT
Di seguito il testo di un mio commento inviato ad un post del blog di Clemente Mastella.
Caro Clemente Mastella,
visto che non parli da senatore, né da ministro, mi rivolgo a te come persona e, anche se non ci conosciamo, mi rivolgo a te dandoti del tu, perché, per mia convinzione personale, la Rete è un posto che unisce, un posto informale dove, volendo, è possibile colloquiare con calma e pacatezza.
Trovo encomiabile il tuo sforzo di imparare ad usare questo nuovo strumento di comunicazione, specie per i motivi che ti spingono a farlo. Mi è piaciuto in particolare il passo in cui scrivi ”...problemi che vi assillano e che non arrivano dentro i palazzi..”; sono convinto infatti che questo strumento sia ottimo per raggiungere questo scopo: potrai comunicare rapidamente e proficuamente con un alto numero di persone.
E’ proprio in quest’ottica che voglio esprimerti alcuni di questi problemi, che mi sembrano non arrivare dentro quei palazzi di cui parli.
Il primo ha un carattere generale e riguarda la disaffezione nei confronti della politica che si sta diffondendo in Italia. E’ un sentire comune, che riscontro in molti miei amici, conoscenti e che vedo piuttosto diffuso sulla Rete; tuttavia, non conoscendo appieno le motivazioni altrui, ti parlo solo delle mie.
Trovo che la politica abbia spostato nel corso degli anni il suo asse, se prima ad esser centrale era la radicazione sul territorio, ora riscontro che gli sforzi dei partiti e dei politici siano tutti concentrati ad ottenere spazio sui mezzi di comunicazione. La cosa che mi lascia perplesso e atterrito, però, è il fatto che alcuni dei tuoi colleghi si lancino in dichiarazioni fantasiose che dal mio punto di vista sfociano nell’irresponsabilità o quantomeno in comportamenti indegni per un politico, che dovrebbe incarnare il massimo della responsabilità, del senso del dovere e dell’onestà intellettuale.
Non voglio qui azzardarmi ad un’analisi storica, ma, pur essendo piuttosto giovane, sono cresciuto a pane e politica (mio padre era un politico) e ritengo che questo spostamento di asse abbia prodotto un vuoto all’interno della società italiana, che è poi ciò che ha dato inizio alla disaffezione di cui ti parlavo.
Insomma, Clemente, voi politici date una cattiva impressione di voi stessi: pronti a tuonare in tv con giudizi assoluti, giudizi che dividono in due l’Italia, lasciate intendere che poi, a telecamere o microfoni spenti, andiate a braccetto con i colleghi con cui litigavate pochi secondi prima. Questo, sinceramente, non gioca a vostro favore; hai idea, Clemente, della rabbia che prova una persona che non riesce ad arrivare a fine mese nel credere che voi politici insceniate solo un teatrino? Sono convinto che sarai d’accordo con me nel pensare che la politica italiana abbia bisogno di più concretezza e di meno interviste ed invito te (come anche tutti gli altri politici e quanti altri lo vogliano) a farti portatore di questo rinnovamento.
Il secondo problema, invece, ti riguarda più da vicino, mi riferisco infatti alla legge sulle intercettazioni che porta il tuo nome. Sicuramente, il bisogno di far fronte al problema delle intercettazioni è stato mosso da buone intenzioni, tuttavia non sono d’accordo con i risultati che hai ottenuto.
La “tua” legge non mi piace perché non mi sembra protegga la privacy delle persone (per quella c’è già una legge apposita ed un apposito garante), né mi sembra venire incontro al problema della “violazione del segreto istruttorio”, poiché tale problema per quanto ho potuto appurare non esiste: una volta depositati, gli atti d’indagine sono a disposizione degli avvocati degli imputati, pertanto il segreto finisce qui.
Ci sono memorabili esempi, infatti, che ci illustrano come siano gli stessi indagati a diffondere notizie riservate; il più celebre è di sicuro il caso dell’invito a comparire (non era un avviso di garanzia) notificato qualche anno fa ad un presidente del consiglio, notifica incompleta, poiché i carabinieri non fecero in tempo a leggere per intero l’atto, visto che il destinatario chiuse il telefono prima che questi finissero. Il giornale che il giorno dopo ne pubblicò la notizia, infatti, non conteneva tutti i capi d’imputazione, ma solo quelli che i carabinieri avevano fatto in tempo a leggere. Se il giornale avesse ottenuto la notizia violando la legge, l’avrebbe riportata per intero, mentre è più plausibile che sia stato chi l’ha appresa in forma incompleta a comunicarla in maniera incompleta.
Questa legge, inoltre, corre il rischio di mettere un bavaglio all’informazione, visto che le sanzioni previste per i giornalisti che diffondono informazioni relative ai procedimenti penali sono realmente considerevoli. Dal mio punto di vista, Clemente, il rinnovamento di cui ti parlavo passa anche attraverso una rinvigorita trasparenza della politica e questa legge sembra proprio cozzare con questa tappa.
La mia pausa è finita, caro Clemente, perciò ti saluto e mi auguro che il mio commento abbia suscitato in te proficui spunti di riflessione. A te, invece, auguro di trarre profitto da questo spazio e che ti consenta di raggiungere gli obiettivi di cui parli nel tuo articolo.
Buone ferie,
Domenico Delle Side

