Posted by Domenico Delle Side
Thu, 26 Mar 2009 14:15:51 GMT

«Io ho detto che deve lavorare di
più chi ha la possibilità di farlo. Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non starei con le mani in mano…»
Fanno riflettere le parole di Berlusconi, fanno riflettere perché mostrano un chiaro segno di maturazione; non come nel 2002, quando incitò apertamente i cassintegrati a trovarsi un lavoro in nero, per tirare avanti; almeno ora lascia il beneficio del dubbio, così se qualcuno pensa male non è colpa sua.
Al momento (e, visti i tempi, faccio gli scongiuri mentre lo dico), non ho problemi di lavoro, però ho provato a prendere alla lettera le parole del nostro Presidente del Consiglio e vedere in che modo ci si potrebbe dare da fare.
Bene, vediamo un po’.
Una delle possibilità è appunto il lavoro in nero, ma sappiamo già che il nostro sicuramente non intendeva riferirsi a quello.
Ci si potrebbe cercare un altro lavoro, ma anche qui il problema sarebbe serio: se si è stati licenziati è perché stiamo vivendo un momento di contrazione economica, quindi è improbabile che si possa trovare velocemente un nuovo lavoro. Dobbiamo, quindi, scartare anche questa possibilità.
Cosa rimane? Potremmo pensare di aprire una nostra attività, un’azienda tutta nostra, magari. Anche qui, tuttavia, dovremmo scontrarci con la dura realtà della crisi; quale banca, infatti, ci accorderebbe un finanziamento?
Forse il nostro caro capo del governo dovrebbe fare di più; dovrebbe essere più esplicito e spiegarci cosa ha fatto lui in passato, visto che la storia lo ha consacrato come un imprenditore di successo. Potrebbe spiegarci i trucchi del mestiere, come reperire finanziamenti, ecc …
Potrebbe spiegarci anche dove ha preso i soldi con cui ha finanziato le sue società nel periodo 1978-1985, visto che la cosa è alquanto oscura. Qualche disoccupato, in questo modo, potrebbe prendere spunto, anziché stare con le mani in mano.
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Posted by Domenico Delle Side
Thu, 19 Mar 2009 07:34:00 GMT
Quando ho visto questa serie di immagini, sono rimasto piuttosto basito. Alcune, magari, non hanno grande significato e sono messe lì giusto per riempire; altre lasciano a bocca aperta.
Dedicato a chi ci dice o a chi crede che la crisi non esista.
http://www.boston.com/bigpicture/2009/03/scenes_from_the_recession.html
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Posted by Domenico Delle Side
Thu, 29 Jan 2009 20:08:42 GMT
A Davos, in Svizzera, è in corso l’annuale incontro del World Economic Forum, dove manager, politici ed intellettuali discutono delle più importanti questioni che investono il mondo.
E’ presente anche il nostro ministro dell’economia, Giulio Tremonti, che nel suo intervento ha esposto la sua ricetta per risolvere la crisi. Secondo il nostro politico, servirebbero più regole.
E’ sconfortante constatare come il ministro dell’economia italiano dimostri di non aver capito il nocciolo della crisi che ci investe. Non sono mancate le regole, è mancato il rispetto di quelle che già ci sono.
E’ un po’ come se una persona con una qualche malattia non prendesse le medicine che il medico gli prescrive. Alla visita successiva, il medico constaterebbe che il paziente non è migliorato, quindi scriverebbe una nuova prescrizione con un nuovo medicinale, diverso dal precedente. Viste le premesse, anche in questo caso il paziente deciderebbe di non seguire l’indicazione del medico.
La morale, dunque, è che il medico può scrivere tutte le prescrizioni che gli vengono in mente, può provare i più nuovi e tecnologici medicinali disponibili, ma se il paziente non li prende non ci può essere speranza di miglioramento. Allo stesso modo, la nostra economia ha bisogno di rispetto delle regole, di organismi che verifichino costantemente la conformità con le regole e non scendano a patti con chi dovrebbero controllare.
Nel mondo è successo proprio il contrario: le regole c’erano, ma i controllori hanno vigilato poco e male.
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Posted by Domenico Delle Side
Mon, 19 Jan 2009 14:07:18 GMT
Una crisi economica rimane solo tale? Dal mio punto di vista, la risposta è no; è l’intera società ad esserne investita in molti aspetti della propria vita, non solo in ciò che è evidente (perdita del lavoro e cassa integrazione).
Anni fa, ero piccolo e di domenica, il giorno della festa per eccellenza, uscivo a spasso con la mia famiglia; si andava a fare un giro in centro, oppure una passeggiata al mare; magari si prendeva anche un cappuccino, ma in sostanza si trascorreva il tempo osservando luoghi, parlando con persone, facendo attività “sociali”.
Se guardiamo all’Italia di oggi, questo comportamento è fortemente ridimensionato, se non del tutto sparito in certe zone. Le famiglie continuano ad uscire la domenica (a dire il vero, anche questo comportamento mi sembra ridotto), ma la meta delle uscite è diventata, ad esempio, il centro commerciale. Nei fine di settimana, frotte di persone affollano questi giganteschi complessi commerciali, dove si può trovare di tutto, in modo da soddisfare ogni desiderio.
I desideri, appunto. Se un tempo si desiderava socialità, oggi si desiderano oggetti. A dirla tutta, anche prima si desideravano oggetti, ma questo desiderio aveva poche realizzazioni concrete (la macchina). Allo stesso modo, anche oggi si continua in un certo modo a desiderare socialità.
Si può discutere su quale dei due desideri sia migliore e si possono avere opinioni differenti, ma non credo sia questo il punto interessante della questione.
Proviamo a calarci nella realtà di vent’anni fa, periodo in cui si desiderava per lo più socialità; per perseguire tale desiderio si cercava di aumentare le occasioni in cui creare relazioni sociali: si usciva la domenica, ci si trovava in case di amici per giocare a carte e via dicendo.
Nella realtà d’oggi, invece, il desiderio più forte è di oggetti e per ottenerli occorrono soldi. Ovviamente, tanti più soldi si avranno, tanti più saranno gli oggetti che si potranno possedere o saranno tanto più costosi. Il denaro, dunque, diventa il mezzo attraverso il quale vedere soddisfatti i propri desideri.
Nella nostra vita, cerchiamo sempre di sforzarci al massimo per essere felici, quindi è lecito supporre che cercheremo di avere quanti più soldi possibile. Per una persona media, guadagnare più soldi vuol dire lavorare di più; molte persone, perciò, lavoreranno a sfinimento per soddisfare i propri desideri, sottraendo tempo alla socialità (famiglia ed amici). Per altre persone, invece, guadagnare di più significherà muoversi ai confini della legalità, arrecando inevitabilmente danni ai propri simili.
In entrambi i casi (maggiore lavoro e rischio illegalità) si avrà come risultato un comportamento egoista, per ottenere più denaro dovremo escludere gli altri dalla nostra vita: nel primo caso, sottraendo loro le nostre attenzioni; nel secondo, facendogli del male.
Il mio ragionamento, probabilmente, è estremo, ma in fin dei conti il succo è che una società di egoisti è una società imbarbarita. Una società in cui tutto si misura col denaro è una società impoverita.
Nel contesto attuale, quindi, una crisi economica può avere effetti dirompenti su di noi. Se far soldi occupa un posto così importante nella nostra vita, vedere pregiudicata tale possibilità significa mettere concretamente a rischio i propri desideri.
Come reagirà una società imbarbarita a questo rischio?
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Posted by Domenico Delle Side
Wed, 26 Nov 2008 13:08:00 GMT
In questo periodo di crisi, la gente socialmente ed economicamente più debole sarà colpita maggiormente.
Nella nostra epoca in cui libertà vuol dire poter acquistare qualunque cosa, tuttavia, ci saranno anche migliaia di persone che, pur riuscendo a sfamarsi senza alcun problema, saranno convinte di essere sull’orlo della povertà e dell’indigenza e vivranno in pessime condizioni psicologiche. Quando un problema psicologico del singolo diventa diffuso tra la popolazione, questo stesso problema diventa sociale.
Migliaia di persone staranno male perché, pur continuando a campare dignitosamente, non riusciranno a comprare una nuova tv al plasma, una nuova borsa dello stilista preferito, un paio di scarpe all’ultima moda.
Frattanto il nostro amatissimo governo vara la social card, per aumentare l’ottimismo di chi non arriva alla seconda settimana del mese. È il caso di dirlo o di ricordarlo, per chi lo sapesse già: quando la merda avrà valore, i poveri nasceranno senza culo.
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