Posted by Domenico Delle Side
Mon, 26 Jan 2009 08:29:31 GMT
Ogni giorno una balla nuova, senza che nessuno (tranne i soliti e vilipesi noti) faccia alcunché.
Una persona che per condizioni economico-sociali (controlla direttamente ed indirettamente 6 TV e diversi giornali) e legali (è immune per legge, non può essere processato) può permettersi di dire tutto senza che nessuno abbia la possibilità di controbattere è un rischio, un danno per le coscienze dei cittadini di uno stato.
Questo “gioco” del tendere gli animi delle persone ad uso e consumo dei propri interessi è pericoloso, porterà inevitabilmente a modificare la percezione del reale di tutti noi.
Quo usque tandem, Berlusconi, abutere patientia nostra?
Posted in Malapolitica | Tags berlusconi, Intercettazioni | no comments
Posted by Domenico Delle Side
Thu, 26 Jun 2008 07:18:00 GMT
Berlusconi, bontà sua, è famoso per essere in grado di dire qualunque cosa; quando meno te l’aspetti, si esibisce in esternazioni che per alcuni di noi sono impensabili.
In particolare, quando deve convincere l’opinione pubblica di qualcosa, mi sembra agisca in questo modo:
- dice l’indicibile del caso, presentandolo come imprescindibile per un paese democratico e anticipando la contrarietà dell’opposizione del caso (getta l’amo);
- a questo punto, l’opposizione del caso abbocca ed esprime la sua ovvia contrarietà all’indicibile berlusconiano;
- il cavaliere basso prende al balzo le critiche, mostrando che era proprio come diceva lui (vedi punto 1), ovvero che l’opposizione è piena di pregiudizi e afferma con ancora più forza l’indicibile del caso.
- ormai, l’opinione pubblica percepisce l’indicibile del caso come qualcosa di necessario e Berlusconi afferma che deve realizzare tale indicibile poiché è il popolo che lo vuole.
Spesso, questo schema si arricchisce di un ulteriore esternazione in cui Berlusconi, per rinvigorire la sua posizione dopo aspre critiche, afferma di essere dove si trova per volontà del popolo e che quindi, criticando lui, si critica il volere del popolo, che è la massima espressione della democrazia.
Posted in Malapolitica, Opinioni, Comunicazione | Tags berlusconi, democrazia, indicibile | 1 comment
Posted by Domenico Delle Side
Tue, 27 Jun 2006 09:04:00 GMT
Non penso di fare un torto a qualcuno, riappropriandomi in parte di un modo dire che ci è stato rubato con la forza da più di dieci anni. In questi giorni di impegno civile e politico, in questi giorni di mondiali di calcio, più di una volta ho sentito il bisogno di celebrare il mio paese, di incitarlo alla scelta giusta, ma mi fermavo all’improvviso, ricordandomi di dover scegliere accuratamente l’urlo da utilizzare.Mi sento un po’ Fonzie di Happy Days, che non riusciva a pronunciare la frase «Ho sbagliato»; a me accade altrettanto quando vado a pronunciare «Forza Italia» (anche scriverlo, ora, è stata un’impresa…).
Oggi è diverso, oggi si può fare uno strappo perché quella di ieri è stata una giornata da ricordare, una giornata speciale in cui l’Italia ha vinto e lo ha fatto su più fronti. Ha vinto nel calcio, purtroppo senza convincere ed emozionare, ed ha soprattutto vinto esprimendo il suo no ad una riforma costituzionale indegna.
Il pericolo, il rischio sono stati altissimi; in caso di una vittoria del si, saremmo stati sull’orlo di un ritorno al fascismo, nella sua versione moderna: la telecrazia. Gli italiani, fortunatamente, hanno espresso il loro sonoro no ed hanno così allontanato le ombre.
Per natura sono diffidente e non mi spiego come mai, dopo delle elezioni politiche incerte come le ultime, il risultato referendario sia stato così netto. D’accordo, quello di un referendum non è un voto politico, ma un voto da fare secondo coscienza; tuttavia mi sarei aspettato un risultato più combattuto, in cui si e no avessero battagliato per prevalere l’uno sull’altro.
Questo no mi puzza. Sia chiaro, non ci vedo brogli, quelli li vede solo il cavaliere con l’ausilio dei suoi compari; tuttavia mi sembra strano che gli italiani, ben 15 milioni di italiani, siano stati così decisi. Il timore è che la telecrazia non ci abbia abbandonati, ma abbia soltanto cambiato padrone. È prematuro affermare qualcosa del genere, soprattutto visto il potere mediatico dell’altra parte, ma non credo alle improvise prese di coscienza del popolo italiano. Come è possibile che in così poco tempo un popolo cambi radicalmente le sue vedute?
Il dubbio rimane, ma è un giorno speciale, perciò preferisco godermi le vittorie; almeno per oggi preferisco stare con il sorriso beato, sorriso che aumenta sempre più leggendo le dichiarazioni dei vari Berlusconi, Bondi, Cicchitto e soci.
Solo qualche giorno addietro, il cavaliere ha dichiarato al GR1: «Votare Sì per dare una lezione al governo Prodi, al governo con undici ministri comunisti, in cui ci sono ministri che vanno in piazza assieme ai centri sociali e con gli omosessuali, che mettono ex terroristi a capo delle commissioni parlamentari e che rappresentano il partito delle tasse». Cosa aspettarsi a questo punto se non una dichiarazione di un suo scudiero che, a risultato ottenuto, minimizzi la sconfitta e neghi quanto detto dal capo? Puntuale, infatti, arriva il prode Osvaldo Napoli, che dice: «La vittoria del no, netta e indiscutibile, non e’ la vittoria del governo e non coincide neppure con la sconfitta della Cdl … Una simile analisi avrebbe presupposto una strumentalizzazione del voto referendario che non c’e’ mai stata da parte della Cdl…».
La vetta più alta, però, si raggiunge con il saggio Bondi, che in una sorta di liberazione a metà tra il rutto e la scorreggia afferma: «Il risultato del referendum impone una riflessione su due questioni decisive per il futuro del Paese: la prima riguarda le ragioni per le quali il Mezzogiorno non ha compreso la validita’ e la necessita’ anche per il Sud della riforma costituzionale; la seconda riguarda il crescente divario del Nord rispetto al resto d’Italia, una divaricazione che pone una questione politica nazionale che nessuno puo’ ignorare. Solo la Casa delle Liberta’ (come dimostrano le prime reazioni della sinistra) ha la possibilita’ di tenere insieme questi diversi fili nel quadro di un progetto politico di cambiamento e di rinnovamento dell’Italia».
La traduzione di questa affermazione non è un compito semplice, i messaggi sono ben nascosti e piuttosto aulici, ma il significato non dovrebbe essere lontano da: «Al sud non capiscono un cazzo; noi del nord ce li dobbiamo togliere dai coglioni e solo la CdL può riuscire in questa impresa».
Sorrido, sorrido beato, ma mi rendo conto che il pericolo sia solo scampato, non annulato del tutto.
Posted in Ipse Dixit, Malapolitica, Opinioni | Tags berlusconi, bondi, cicchitto, costituzione, dichiarazioni, referendum | no comments
Posted by Domenico Delle Side
Tue, 23 May 2006 15:10:00 GMT
Attirare l’attenzione, abbaiare, sbraitare, avere sempre qualcosa da dire
(anche se stupido): è questo il credo della nuova politica. Non che prima fosse
meglio, fino a circa la metà degli anni ottanta siamo stati vittima del
politichese più spinto, che è quell’arte retorica che consente di dar fiato alla
bocca senza dir alcunché di concreto.
Dalla seconda metà degli anni ottanta, c’è stato un progressivo modificarsi
della politica italiana, che è diventata via via sempre più televisiva, pur
conservando sprazi di contatto diretto con le masse, ma che erano più che altro
il retaggio culturale degli anni passati. Il nuovo politico era più
spregiudicato e Craxi ne è stato un esempio.
Tutto è cambiato con l’elettroshock di tangentopoli, un’intera classe
politica è stata messa in discussione e dalle sue ceneri è nato qualcosa di
diverso, è nato un nuovo modo di far politica, tutto incentrato sull’io dei
leader e sulla loro immagine. L’esempio più classico e scontato è Silvio
Berlusconi, leader indiscusso ed indiscutibile di Forza Italia, il
partito personale che ha creato per la sua personale crociata politica.
Di Berlusconi si è detto tanto e tanto si dirà ancora, pertanto si parlerà
solo di un fenomeno recente del Cavaliere, emerso ed utilizzato solo nell’ultimo
periodo, ovvero nel periodo pre-elettorale appena trascorso e nella puntata di
ieri di Porta a Porta.
Nel clamore suscitato dalla discussa puntata
di In Mezz’Ora, condotto da Lucia Annunziata, il nostro aveva
annunciato il suo timore per dei supposti brogli elettorali: ”Temo che ci
possano essere dei brogli: rientrano nella professionalità e nella storia della
sinistra”. Nelle polemiche seguite alla trasmissione, a mio avviso, non è
stato dato il giusto peso a tale dichiarazione, alla quale si è ribattuto senza
entrare nel merito della stessa.
Nessuno, ad esempio, ha spiegato il perché di quella dichiarazione; è stata
sostanzialmente sottovalutata e presa come una delle tante frasi
sensazionalistiche pronunciate dal nostro eroe. Non si è capita, tuttavia, una cosa
fondamentale, con quell’accusa Berlusconi preparava il terreno per
contrastare la sua sconfitta elettorale.
Proviamo a vedere la questione in quest’ottica, verificando con i fatti
che i conti tornino. Berlusconi era certo di perdere, infatti, nei mesi
precedenti le elezioni, il suo governo ha approvato una nuova legge elettorale (definita porcata
da uno dei suoi relatori, l’ex ministro Calderoli), che era tesa proprio a
confondere l’esito del voto. Più volte, infatti, diversi esperti hanno messo in
luce le falle
di tale legge, che con il premio di maggioranza su base regionale al Senato
avrebbe (ed infatti ha) portato all’ingovernabilità della camera in questione.
In questo modo, Berlusconi ha limitato i danni della sua sconfitta, poiché
grazie a questo porcellum la vittoria dell’Unione non è stata
netta.
L’altro fattore che evidenzia l’intima convinzione Berlusconiana di perdere,
è il modo in cui ha condotto la campagna elettorale; ha giocato il tutto per
tutto, ha estremizzato ogni sua esternazione, ha esasperato i suoi toni, ha
portato la scelta elettorale sul terreno della scelta personale tra lui e Prodi,
si è aggrappato a tutti gli appigli (molti) che l’avversario gli ha concesso per
creare paura, incertezza e dubbio nell’elettorato. Sembrava quasi un toro prima
di un rodeo, imbestialito, imbizzarrito, sempre scalciante e rabbioso.
Berlusconi, dunque, era convinto di perdere pertanto ha buttato le
mani avanti, ha sentenziato che una sua sconfitta sarebbe stata il
risultato dei brogli elettorali cui è avezza la sinistra. La sconfitta si è
puntualmente verificata e le sue precedenti affermazioni gli hanno dato il
permesso di recriminare. Alle sue lagnanze è stato dato un peso inaudito poiché
erano state profetizzate e l’impatto emozionale della sua protesta ne è
risultato amplificato, tanto che milioni di persone erano e sono convinte che
lui abbia ragione parlando di brogli.
Allo stesso modo, nella serata di ieri, il Cavaliere ha nuovamente fatto ricorso a questa sottile tecnica retorica. Nel ”vespasiano” Porta a Porta, ha dichiarato di essere sicuro (portando a supporto delle sue affermazioni la solita selva di numeri da lotto, probabilmente venuti in sogno al suo fido Bonaiuti) che, ricontando i voti delle ultime politiche, il risultato elettorale cambierebbe; tuttavia – sempre stando a quanto dichiarato – ciò non avverà, poiché la sinistra sta occupando tutti i posti di potere. Ovviamente, il risultato elettorale non cambierà e lui avrà nuovamente la strada spianata per criticare, avendo profetizzato l’evento.
In soldoni, la tecnica è semplice: le mani avanti, per parare il culo.
Posted in Malapolitica, Opinioni, Comunicazione | Tags berlusconi, brogli, comunicazione, videopolitica | no comments
Posted by Domenico Delle Side
Tue, 16 May 2006 14:05:00 GMT
Il nostro caro B. ci ha deliziati negli ultimi anni con i suoi sogni (o follie, a seconda dei punti di vista); tra questi, uno dei più ripetuti e sottovalutati è l’idea dello stato-azienda. Secondo quanto detto dal nostro, dunque, l’Italia sarebbe un società di capitali, resterebbe solo da chiarirne il tipo.
Pur mantenendo delle regioni di contatto, ovvero dei punti in cui la similitudine regge, quello che dovrebbe balzare agli occhi è che gli scopi di stato ed azienda sono differenti. Un’azienda, infatti, ha come obiettivo quello di produrre utili; lo stato, invece, è un ente che ha come scopo il benessere dei propri cittadini. Le due entità, dunque, perseguono fini differenti che non sempre sono sovrapponibili, principalmente perché un’azienda non ha alcuna etica da rispettare.
Ricordo chiaramente le parole del Nobel per l’economia Milton Friedman, secondo il quale un’azienda non dovrebbe impegnarsi nel sociale, a meno che non lo faccia specificatamente per carpire la fiducia delle persone (ovvero i suoi potenziali “clienti”). Friedman spiegava la cosa dicendo che una società di capitali non ha alcun interesse per lo stato di salute della società civile, a meno che questo non coincida con i suoi affari; solo in questo caso, infatti, avrebbe un ritorno da questo tipo impegno, che è visto dunque come un investimento che dovrà produrre i suoi frutti in termini economici.
Tradotto in parole più semplici, il pensiero di Friedman non fa altro che confermare quanto sostenuto in precedenza, ovvero che un’azienda ignori cosa sia l’etica, poiché esclusivamente votata a perseguire il suo profitto. Trasportare questo principio in un stato è grave, poiché uno stato è essenzialmente etica. Per intenderci, per uno stato è lecito spendere dei soldi senza avere un utile economico di ritorno, poiché ha come primo obiettivo il benessere dei propri cittadini. Lo stesso discorso non andrebbe bene per una società per azioni, ad esempio.
Lo stato-azienda, pertanto, è una pericolosa accozzaglia di populismo ed eversione, poiché è il prodotto di una cultura priva di morale, una cultura che non pone al centro di sè stessa l’uomo, ma il denaro, il potere e che giustifica qualunque cosa pur di raggiungere o mantenere il potere e le ricchezze.
Questa è l’eredità sociale di 5 anni di governo Berlusconi, ovvero una società civile ridotta ai minimi termini, ridotta ad un marasma di interessi in lotta per prevalere. A volte, tutto ciò viene giustificato ricordando Machiavelli e la sua frase (che poi sua non è…) secondo la quale «il fine giustifica i mezzi», ma a ben vedere anche questa è una delle più grandi bugie propinate al genere umano. La realtà è che mezzi barbari imbarbariscono qualsiasi fine, per quanto nobile esso sia.
Posted in Malapolitica, Opinioni, Fondamenta | Tags azienda, berlusconi, idiozie, stato | no comments
Posted by Domenico Delle Side
Tue, 09 May 2006 05:26:00 GMT
Riporto alcune frasi di Bellachioma tratte dal libro Le mille balle blu di Marco Travaglio e Peter Gomez, edito da Bur:
«Voi ex democristiani mi avete rotto il cazzo, me lo hai rotto tu e il tuo segretario Follini. Basta con la vecchia politica. Conosco i vostri metodi da irresponsabili. Fate favori di qua e di là e poi raccogliete voti, ma io vi denuncio, non ve la caverete a buon mercato, vi faccio a pezzi. Io le televisioni le so usare e le userò. Chiaro? Mi avete rotto i coglioni. Non mi faccio massacrare due anni e mezzo per poi schiattare come un pollo cinese. Se andiamo avanti in questo modo ci stritolano, lo capite o no, affaristi che non siete altro?» (Invettiva pronunciata durante una verifica di governo. Fonte: Libero del 6 febbraio 2004).
«SB: Mi hai rotto i coglioni… Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire. MF: Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo. SB: Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset. MF: Sulle reti Mediasete ho avuto 42 secondi in un mese. SB: Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai. MF: Ci mancherebbe pure che mi attacchino. SB: Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv. MF: Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato» (Alterco tra Silvio Berlusconi e Marco Follini in occasione di una verifica di governo, pubblicato in vari giornali del 12 luglio 2004).
Da entrambi si evince chiaramente ed oltre ogni ragionevole dubbio il rapporto del Berlusconi con le TV e cioè quello di un padrone che non ha mai abbandonato le sue proprietà, come vuol far credere. Non è un caso, infatti, l’utilizzo del possessivo “mie” nella seconda frase in grassetto; chi abbandona, lascia qualcosa, non lo userebbe, sia che questo abbandono sia forzato o meno. I fatti potrebbero essere altri, ovvero che il Cavaliere abbia solo abbandonato la guida delle sue tv, mentre di fatto continua ad esercitare su di loro la stessa influenza del passato.
Il motivo di questa manovra occulta è semplice: senza il suo video-potere, Berlusconi è un personaggio monco, uno pseudo-politico che non può esercitare il suo potere sulle menti acritiche dei tanti homo videns cui i suoi messaggi si rivolgono. B., infatti, è un personaggio televisivo, un preoccupante fenomeno da baraccone prestato alla politica, e nel suo agire si possono notare nettamente le caratteristiche della sua provenienza.
La televisione è il “luogo” in cui trionfano le stranezze; non ci si trovano mai le storie delle persone normali, ma solo estremi, sia che questi siano positivi o negativi. Non si troverà mai, ad esempio, la storia di un normale cittadino che esce dalla sua normale casa e fa un normale incidente. Diversa è la situazione, invece, in cui un cittadino particolare, che abita in una villa da mille ed una notte, faccia un incidente degno di una pista da macchine da scontro, con carambole, salti, auto che volano per aria, esplosioni. Nell’ultimo caso, la televisione darebbe ampio spazio all’evento.
B. segue lo stesso criterio nelle sue esternazioni, sapendo che le tv, non solo le sue, premiano il sensazionalismo, tutte le sue dichiarazioni sono esagerate, esasperate, portate alle estreme conseguenze, in modo da colpire il pubblico, di carpirne l’attenzione (e buona fede…). Il guaio con questo modo di fare è che non c’è bisogno di dire cose sensate, di dire verità; l’unica necessità è generare emozioni nel video-elettore.
B. è maestro nel mescolare il suo sensazionalismo con il populismo, anch’esso esasperato. Il “contratto con gli italiani” del 2001 è un fulgido esempio di questo suo modo di fare. In questo modo riesce a raggiungere tutti gli strati sociali e a toccarli nei loro interessi, nei loro bisogni, nelle loro necessità.
E’ chiaro, dunque, che il modo di fare di B. è quello del manipolatore, del persuasore occulto che sfrutta le tv per innondare gli elettori con i suoi messaggi ammalianti, come una sirena.
Diffidare di Berlusconi è un obbligo e un dovere morale.
Posted in Ipse Dixit, Malapolitica, Comunicazione | Tags berlusconi, comunicazione, videopolitica | no comments