Nonostante il divieto

Posted by Domenico Delle Side Mon, 20 Oct 2008 22:53:30 GMT

Oggi ascoltavo i TG serali e tutti parlavano dei dati sull’alcolismo in Italia (se ne parla qui e qui, ad esempio). Tutti scandalizzati, tutti che condannano, tutti che si chiedono come mai ciò si stia diffondendo anche tra i più giovani, nonostante il divieto.

Questo stupore la dice lunga sulla nostra ipocrisia.

E’ mai possibile che pensiamo che basti un divieto a far cessare un comportamento sbagliato? Se fosse così, perché esisterebbero le organizzazioni criminali? Perché la gente si ammazzerebbe? Pensiamo che un divieto sia sufficiente per ogni tipo di prevenzione e, fatto questo, ci laviamo la coscienza.

Il risultato è una società in cui esiste una jungla di divieti (e nessuno che li conosca), una jungla di regolamenti (e nessuno che li conosca), senza che alle persone sia mai stato spiegato il perché di tutto ciò: ogni cosa ha il suo contesto storico e se la si estrae da un susseguirsi di eventi, si rischia di renderla incomprensibile. Ad esempio, domani si potrebbe pensare (è un assurdo) di vietare tutti gli alcolici, in modo da salvare i giovani del 2008 e quelli a venire. Fra 10 anni saranno cambiate molte cose e nessuno si ricorderà del perché di questo divieto, così si inizierà a pensare che sia immotivato e lo si infrangerà allegramente e si tornerà al punto di partenza.

Questo ci fa capire che un comportamento, più che da un obbligo, è determinato dalla conoscenza di alcuni fatti: conoscere la realtà che ci circonda, ci consente di decidere autonomamente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.

Per i ragazzi del 2008, probabilmente, accade qualcosa del genere: sanno di un divieto, ma non lo comprendono, così si mettono a bere, perché la realtà che hanno conosciuto è quella in cui si deve dimostrare di essere ciò che non si è, ovvero grandi, nel loro caso.

Un divieto, preso singolarmente, è destinato a fallire; l’educazione, no. Il problema è che nessuno ci educa. Ci sono i genitori? Ni! Al giorno d’oggi sono nella stragrande maggioranza dei casi assenti. In questi casi, per problemi di grossa rilevanza sociale, dovrebbe intervenire lo stato, ma è improbabile che i politici facciano qualcosa di sensato. Dobbiamo educarci da soli, l’un l’altro.

Vorrei fossimo liberi di calpestare a piacimento le aiuole, e per scelta consapevole non lo facessimo; vorrei che ci fossero meno divieti e un po’ più scelte consapevoli di volersi bene e di voler bene agli altri.

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