Posted by Domenico Delle Side
Wed, 10 Dec 2008 20:28:44 GMT
Di tanto in tanto è bene rinfrescare la memoria, quindi eccomi qui con un esercizio.
«Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia, perché questo è stato un disastro che abbiamo combinato insieme, in giro per il mondo. Dalla Piovra in giù. Noi ce ne siamo resi conto, ma tutto questo ha dato del nostro Paese una immagine veramente negativa… Si pensa all’Italia, e sapete cosa viene in mente… C’è chi dice che c’è anche la mafia, nella realtà italiana. Ebbene, non so fino a che punto, rispetto alla realtà vera e operosa dell’Italia. Eppoi, che cos’è la mafia? Un decimillesimo, un milionesimo. Quanti sono gli italiani mafiosi rispetto a 57 milioni di cittadini? E noi non vogliamo che un centinaio di persone diano una immagine negativa in tutto il mondo…»
La frase dovrebbe essere stata pronunciata il 15 Ottobre 1994; indovinate da chi, anche se è facile…
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Posted by Domenico Delle Side
Wed, 03 Dec 2008 13:24:02 GMT
Oggi abbiamo appreso che l’iva sulla televisione satellitare andava armonizzata.
E’ stupendo vedere i nostri politici impegnati nel rispettare le direttive di Bruxelles; in genere non lo fanno (vedi la recente diatriba sulle emissioni inquinanti) e per questo veniamo giustamente visti male nel resto del continente.
Non posso che essere contento, dunque, per questa volontà di armonizzazione: il nostro governo ha valutato il rischio di una procedura di infrazione ed ha opportunamente deciso l’allineamento alle norme europee. Ovviamente, sono in malafede tutti quelli che fanno notare che questa norma favorisce implicitamente Mediaset: è solo un questione di armonizzazione, parbleu!
Visto questo rinnovato spirito europeo che pervade la politica del governo italiano, spero che questa volontà continui e che ci si armonizzi sull’ambiente e sulla questione Rete 4 – Europa 7!
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Posted by Domenico Delle Side
Mon, 01 Dec 2008 00:10:00 GMT
«La sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni con gli abbonamenti, la sinistra aveva buoni rapporti con Sky. Noi abbiamo tolto un privilegio e portato il livello dell’Iva uguale per tutti ed in questo modo abbiamo penalizzato anche Mediaset, che sta facendo partire un’emittente analoga. Questo dimostra che la sinistra si è inventata il conflitto di interessi, oltretutto Mediaset non è concorrente di Sky che va sul satellite e ha altre regole».
Uno può anche pensare che Berlusconi abbia ragione: è una questione di opinioni e, si sa, quelle sono varie.
Quello che dice Berlusconi, tuttavia, esaurisce veramente la questione? Per rispondere a questa domanda, bisogna farsene altre e, di conseguenza, darsi alcune risposte.
Come guadagnano le televisioni private? Con la pubblicità.
Come viene stabilito il prezzo della pubblicità? In Italia, il prezzo degli spot televisivi viene stabilito in base ai dati Auditel: quanto maggiore è il numero di persone che drovrebbero guardare quel programma a quella data ora, tanto maggiore è il costo (nella stessa fascia oraria) dello spazio pubblicitario. Questo sistema è stato più volte criticato, ma, nonostante tutto, continua ad esistere dal 1984 circa.
Fatte queste premesse, ragioniamo un attimo su quali possano essere gli effetti della norma anti-Sky: è plausibile pensare che alcune persone, a fronte del probabile aumento dell’abbonamento, rinuncino ad usufruire dei servizi di Sky? Penso proprio di si.
Ci saranno non poche persone, quindi, che lasceranno Sky e, dovendo occupare il tempo nello stesso modo, probabilmente si dedicheranno alla visione dei programmi trasmessi dalle reti Mediaset.
Questo effetto farà probabilmente variare i dati forniti da Auditel, rendendo più costoso il piazzamento di uno spot? Si.
Chi ci avrà guadagnato? Bon…
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Posted by Domenico Delle Side
Wed, 26 Nov 2008 13:08:00 GMT
In questo periodo di crisi, la gente socialmente ed economicamente più debole sarà colpita maggiormente.
Nella nostra epoca in cui libertà vuol dire poter acquistare qualunque cosa, tuttavia, ci saranno anche migliaia di persone che, pur riuscendo a sfamarsi senza alcun problema, saranno convinte di essere sull’orlo della povertà e dell’indigenza e vivranno in pessime condizioni psicologiche. Quando un problema psicologico del singolo diventa diffuso tra la popolazione, questo stesso problema diventa sociale.
Migliaia di persone staranno male perché, pur continuando a campare dignitosamente, non riusciranno a comprare una nuova tv al plasma, una nuova borsa dello stilista preferito, un paio di scarpe all’ultima moda.
Frattanto il nostro amatissimo governo vara la social card, per aumentare l’ottimismo di chi non arriva alla seconda settimana del mese. È il caso di dirlo o di ricordarlo, per chi lo sapesse già: quando la merda avrà valore, i poveri nasceranno senza culo.
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Posted by Domenico Delle Side
Thu, 20 Nov 2008 23:04:08 GMT
Stavo guardando AnnoZero, ma, lo confesso, non ce l’ho fatta: ho preso in mano la massima espressione di democrazia e di libertà (il telecomando), ho pigiato sul tasto rosso ed ho assistito all’immagine di un sorridente Luca Barbareschi che pian piano si restringeva fino a diventare un puntino bianco al centro di una distesa di nero.
Questa sera ho assistito ad uno spettacolo indecoroso, un saccente ex-velino che pretendeva di dispensare le sue verità da telenovela; che (in puro stile berlusconiano) insinuava dubbio e maldicenze nei confronti dei suoi interlocutori e poi diceva di venire offeso; che si sentiva di sindacare su qualunque opinione fosse diversa dalla sua, magari anche con un sorrisetto di derisione, quasi a voler già così sminuire i suoi interlocutori.
Una brava persona, in collegamento da Milano, un professore dell’Università Cattolica dal nome troppo difficile per essere ricordato ha tuttavia fatto un intervento meritevole, ha detto le cose chiaramente: è tutta la società italiana a dover esser rivoluzionata, non solo qualche settore specifico. L’Italia è il paese del malaffare, delle parallele convergenti; il paese in cui il merito non conta e l’anzianità fa grado. Un paese così non ha alcuna volontà di migliorarsi, un paese così aspetta solo di morire.
Il professore ha anche puntato l’indice nei confronti delle élite che hanno il potere, poiché sarebbero fortemente responsabili di questo stato di cose.
Sono d’accordo con questa analisi, la condivido e perciò continuo a chiedermi come sia possibile un cambiamento.
Per come la vedo, bisognerebbe partire dalla politica, perché è il collante tra società civile e gruppi di potere ed è proprio questo legame che va risanato. È proprio qui, tuttavia, che mi sale un po’ di sconforto.
Forse sono uno che pretende tutto e subito, ma vedo l’impresa quasi impossibile: bisognerebbe riuscire ad entrare nel sistema politico e combatterlo dall’interno, ma quello politico è un sistema chiuso, che non permette di entrare a chi è ritenuto potenzialmente “inaffidabile”.
Se guardiamo alla situazione attuale, l’unica forza politica che cerca di fare qualcosa per cambiare la società italiana è l’Italia dei Valori, ma in parlamento ci è entrata di straforo, grazie ad un’alleanza da cui ha prontamente preso le distanze.
Aspetto con ansia di vedere il futuro.
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Posted by Domenico Delle Side
Mon, 17 Nov 2008 19:10:00 GMT
Ottobre e Novembre sono stati mesi densi di polemiche circa l’istruzione pubblica. Sono state mosse diverse critiche al sistema universitario italiano; alcune di queste sono condivisibili, ma la maggioranza è fortemente fallace: gocce di buon senso in un mare di disinformazione. L’idea di questo post è di analizzare alcune delle critiche e cercare di capire se siano giustificabili o se siano soltanto degli strumenti per cercare di influenzare l’opinione pubblica.
Le critiche sono essenzialmente inquadrabili in tre gruppi:
- l’assenza di università italiane tra le prime 100 posizioni della classifica dei 500 migliori atenei mondiali;
- un’offerta formativa non adeguata al mondo del lavoro;
- il baronismo e gli sprechi.
La classifica delle migliori università
La classifica (Academic Ranking of World Universities, in breve ARWU) viene stilata da un gruppo di ricercatori della Graduate School of Education (in passato Institute for Higer Education) della Shanghai Jiao Tong University. Nato inizialmente come uno strumento per valutare lo qualità della ricerca e dell’istruzione unversitaria cinese rispetto alle altre realtà di tutto il mondo, nel corso degli anni, grazie alla diffusione attraverso la Rete, tale progetto ha incontrato il favore del grande pubblico, insediandosi come classifica di riferimento per valutare le università di tutto il mondo (Qui sono disponibili delle interessanti FAQ).
Il calcolo del punteggio
Il meccanismo di punteggio si basa su sei indicatori fondamentali, che contribuiscono in percentuale differente al risultato finale:
- Presenza tra i propri laureati, i propri dottori di ricerca e i frequentatori dei propri master di vincitori di Premi Nobel o Medaglie Fields. Il contributo al punteggio è “pesato” in base all’epoca in cui il premio è stato conseguito: tanto più vecchio è il premio, tanto minore è il contributo risultante. Per fare un esempio, consideriamo il caso di Enrico Fermi: laureatosi a Pisa nel 1922, ha conseguito il Nobel per la fisica nel 1938. All’Università di Pisa, pertanto, andrà un certo punteggio, che sarà ridotto del 60%, perché il premio è stato conseguito nel decennio 1931-1940. (Alumni, 10% del finale).
- Presenza nel proprio staff di vincitori di Premi Nobel o di Medaglie Fields. Anche in questo caso, il punteggio è pesato in base all’anno di conseguimento. Continuiamo a considerare il nostro Fermi per fare un esempio: ha conseguito il Nobel mentre era professore presso l’Uninversità di Roma, pertanto a tale università andra un punteggio ridotto in questo caso del 70%, perché il premio è stato ottenuto nel decennio 1931-1940. (Awards, 20% del finale).
- Presenza nel proprio staff dei ricercatori più citati in 21 diversi settori scientifico-disciplinari, secondo i risultati di Thomson ISI. In pratica, Thomson ISI è in grado di estrapolare dai propri database quali siano gli autori più citati dagli altri ed in questo modo si può ottenere una classifica degli autori più citati in 21 diversi campi. Gli estensori di ARWU, pertanto, danno dei punti alle università che hanno nel proprio staff tali autori. (\HiCi, 20% del finale).
- Numero di articoli pubblicati su Nature e su Science in un determinato periodo di tempo. (N&S, 20% del finale).
- Una somma dei punteggi precedenti divisa per il numero di membri dello staff universitario. (PCP, 10% del finale).
La situazione italiana
Come già anticipato dai nostri eminenti politici, l’Italia non ha alcun ateneo tra le prime 100 posizioni della classifica 2008, non ne aveva anche nel 2007, mentre nel 2006 c’era l’Università La Sapienza di Roma (al posto 100). La nostra nazione, comunque sia, è degnamente rappresentata nelle posizioni seguenti con ben 22 università (3 in posizione 101-150, 2 in posizione 151-200, 2 in posizione 201-302, 5 in posizione 303-401 ed altre 10 in posizione 402-503), cosa che fa segnalare un miglioramento rispetto alla medesima classifica del 2007, quando l’Italia aveva 20 rappresentanti.
Un altro aspetto interessante della classifica è l’analisi che ne fanno gli stessi estensori. Consideriamo, ad esempio, quella del 2008, che, tuttavia, fotografa ogni anno una situazione molto simile: la numerosità di posti occupati e la qualità degli stessi è direttamente proporzionale alla percentuale di PIL che una nazione investe in ricerca ed istruzione universitaria. La nostra analisi non si ferma qui. Controllando accuratamente il sito di ARWU, si scopre che è possibile reperire delle classifica per area di ricerca, ovvero le prime 100 università mondiali rispettivamente nei settori:
- scienze naturali e matematica,
- ingegneria/tecnologia ed informatica,
- bioscienze ed agricoltura,
- medicina e farmacia,
- scienze sociali.
Nel primo settore, ci sono due nostre rappresentanti (Pisa e Roma-La Sapienza); 3 nel secondo (Politecnico di Torino, Napoli-Federico II e Roma-La Sapienza); 1 nel quarto (Università di Milano). Rimaniamo invece a secco nel terzo e nel quinto settore scientifico-disciplinare.
Un po’ di riflessioni
I nostri politici partono subito male, perché fanno capire che ARWU sia la classifica delle migliori 100 università mondiali. È delle prime 500!!! Poi continuano peggio, dicendo la prima università italiana si trova al 192° posto. Falso anche questo, poiché la prima università italiana è l’Università di Milano, classificatasi a parimerito con altre nella posizione 101-150 (riga 140 del file excel della classifica. All’interno delle posizioni raggruppate, gli atenei sono elencati in ordine alfabetico).
L’analisi degli stessi estensori mostra chiaramente come la possibilità di accedere ad ingenti finanziamenti consenta di avere una presenza numerosa e qualificata in classifica. Non è un caso, infatti, che ai primi posti di ARWU si trovino le migliori università americane, britanniche, tedesche e giapponesi, ovvero istituti di quelle nazioni che più investono nell’istruzione superiore. Da questo punto di vista, anzi, è encomiabile il risultato delle università italiane che, nonostante la scarsità di fondi, riescono comunque ad avere piazzamenti dignitosi.
E’ da notare un’ulteriore questione. L’Italia è da sempre affetta dal problema della fuga dei cervelli, ovvero quelle persone che, non trovando spazio nel mondo accademico nostrano, si spostano all’estero, riscuotendo spesso un considerevole successo. Ho diversi amici che hanno fatto questa scelta: 2 sono andati in Inghilterra, uno in Germania ed un altro ancora negli Stati Uniti. Accade così che persone intrinsecamente di valore e formate rigorosamente grazie alla serietà complessiva di un determinato corso di laurea vadano ad arricchire il punteggio di università straniere con le loro citazioni (visto che vincere un Premio Nobel o una Medaglia Fields non è cosa di tutti i giorni). Sono convinto che questi miei amici avrebbero fatto bene ovunque avessero studiato, ma sono altrettanto convinto che il posto in cui lo hanno fatto abbia dato loro una formazione di primo livello, cosa di cui purtroppo questa classifica non tiene conto.
L’offerta formativa
Un altro punto di critica sarebbe, stando ai discorsi dei politici, l’offerta formativa che non ha alcuna aderenza con le richieste del mercato del lavoro italiano.
Sebbene a prima vista questo genere di critiche sembri condivisibile, dopo una più attenta analisi ci si può facilmente rendere conto quanto sia infondato anche questo argomento.
Il mercato del lavoro italiano, infatti, non ha grosse richieste di formazioni specialistiche e di alto livello. Se eccettuiamo poche grandi industrie (del tipo di Eni o Fiat) e qualche piccola concentrazione di anziende specializzate attorno ai grandi poli universitari del nord Italia, la richiesta è di solo lavoro non specializzato e pagato come tale. E’ del tutto normale, quindi, che la formazione attuale non sia adeguata alle richieste del mercato del lavoro: quale università potrebbe mai istituire un corso di laurea in una disciplina non specializzata?
Le ragioni di questa situazioni sono piuttosto semplici: in Italia il settore delle produzioni specializzate è poco sviluppato. Negli ultimi vent’anni è stato privilegiato l’arricchimento facile e veloce: l’importazione a basso consto, con tutto ciò che questo comporta. Nutrite schiere di imprenditori hanno scoperto che, piuttosto che produrre in Italia, è più lucroso importare oggetti (spesso oggetti tecnologici) dalle nazioni in via di sviluppo, comprandoli ad un prezzo e vendendoli a 10 volte tanto. Se prima questi stessi imprenditori, per aumentare i loro guadagni, stimolavano la ricerca e la nascita di nuove tecnologie, ora trovano più conveniente chiudere le loro industrie e trasformarsi in importatori, con costi bassissimi e guadagni alti. Di che specializzazioni possono avere bisogno? I dipendenti ideali sono persone poco specializzate: magazzinieri, manovali e trasportatori.
Il baronismo e gli sprechi
Inutile dire che il fenomeno dei “baroni” esiste concretamente nei nostri atenei ed è auspicabile che venga quanto prima debellato. Il baronismo, tuttavia, è un problema non della sola università, ma dell’Italia intera: le persone che, meritatamente o meno, arrivano al potere, non lo mollano.
Allo stesso modo, per quanto riguarda gli sprechi siamo di fronte ad un argomento condivisibile ed intrinsecamente giusto ed anche in questo caso abbiamo a che fare con un problema sociale diffuso e non relegato alle 4 mura di un’università.
Per questo motivo, tentare di rimuovere il baronismo e le spese insensate dalle università è uno spreco (!) di risorse, perché sarebbe una battaglia persa in partenza. Se si tratta di malcostumi della società italiana, come si può pensare di riuscire ad eliminarli di punto in bianco da un sottoinsieme della società stessa? Il baronismo e gli sprechi sono problemi prima di tutto sociali e la politica dei nostri giorni, piaccia o meno, non è in grado di dare risposte a questo genere di questioni.
Ferma restando la mia approvazione per questi due nobili scopi, si sbaglia il punto da cui iniziare. Il baronismo, ad esempio si replica esattamente allo stesso modo in politica: come mai, ad esempio, ci troviamo ad avere i politici più vecchi d’Europa? Perché in Spagna hanno Zapatero, negli Stati Uniti Obama e noi, a prescindere dal giudizio politico, abbiamo avuto Prodi prima e Berlusconi poi?
Analogamente, perché additare l’università come trionfo dello spreco quando il libro La Casta ha reso evidenti a tutti gli sprechi della politica italiana? Se il problema della crisi è di tutti, tutti dobbiamo dare il nostro contributo, politici inclusi.
Conclusioni
Inganno, dolo e disinformazione la fanno da padroni. Tutti si permettono di dire tutto, l’importante è dire qualcosa e fare la propria bella figura in TV, lo strumento che santifica ogni baggianata. Dobbiamo scoprirle tutte e dobbiamo denunciarle, la Rete esiste per questo.
Passiamo parola!!!
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Posted by Domenico Delle Side
Fri, 14 Nov 2008 16:14:12 GMT
Non poteva mancare oggi, giorno di protesta studentesca, un articolo/intervista all’amatissimo ministro della pubblica istruzioni, Maria Stella Gelmini.
Francamente, dal mio punto di vista parte male sin dalle prime battute: “Accanto a chi mi contesta le assicuro che sono molte di più le persone che incontro per strada e che mi incoraggiano a non mollare”. A questo punto, mi chiedo come un ministro possa incontrare molte persone per strada, visto che gira costantemente sotto scorta e che per questo motivo limita al minimo i contatti con la gente. Sarà telepatia.
Procediamo con l’intervista; ad un certo punto leggo: “Per la prima volta si affronta il tema della qualità seriamente. La scuola in Italia è come un motore rotto. E’ inutile aggiungere benzina, cioè soldi, se il motore è guasto”. Credo sia l’apoteosi della logica: visto che un motore è rotto, per ripararlo ci si mette meno benzina. Che impari da solo a ripararsi?
Il massimo, tuttavia, lo raggiunge con queste parole: “A questi ragazzi dico che capisco il loro disagio e che la loro preoccupazione è anche la mia. Io sto dalla loro parte, anch’io sono stata studente e ho avuto preoccupazione per il futuro. Mi ha particolarmente colpito lo slogan ‘La vostra crisi non la pagheremo noi’, ma io penso che questi ragazzi stiano già pagando un prezzo che si traduce in scarsa mobilità sociale, mancanza di un posto di lavoro sicuro e sfiducia nel futuro. Ma proprio questo stato di cose mi convince che occorre avere il coraggio di cambiare”.
A me sono suonate come evocative, quasi proustiane, visto che mi hanno ricordato il passato, un passato di letture (magari un po’ forzate, perché pensavo a giocare a pallone); mi hanno ricordato le parole di Tancredi ne Il Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!“
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Posted by Domenico Delle Side
Tue, 11 Nov 2008 10:38:13 GMT
Generalmente, in questo periodo mi sveglio un po’ “storto”, perché ci sono tante cose che non mi piacciono. Leggo i giornali (rigorosamente online, ho smesso di comprarli), leggo blog e mi informo, venendo a conoscenza di cose che provocano il mio disprezzo o il mio schifo.
Questa mattina, ad esempio, tra i feed rss che seguo ho visto un nuovo articolo su Italia dall’estero che parla di un progetto della Lega Nord: La Lega Nord vuole un registro dei senzatetto. “Bene, – mi sono detto – aggiungiamo altro schifo allo schifo”.
Dopo qualche ora, controllando sempre i miei feed, leggo un’altra notizia: Gli danno fuoco mentre dorme in strada
in fin di vita clochard di Rimini.
Ecco, uno pensa male quando legge di queste cose, pensa in negativo. Chissà a cosa servirà questo registro… forse per sapere subito con chi andare a prendersela in caso di bisogno? Forse per trovare subito qualcuno da bruciare all’occorrenza?
Provo schifo.
Sono d’accordo con la tolleranza zero contro chi sbaglia (a partire dai colletti bianchi), ma prima di tutto sono d’accordo con il rispetto per l’essere umano, a prescindere dalla sue condizioni sociali.
Giorni fa, il bibliofilissimo Marcello Dell’Utri diceva che l’Antifascismo è un concetto obsoleto; aveva ragione, stando a quanto accade in Italia ad esser quanto mai attuale è “la legge del più forte”, ovvero il fascismo.
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Posted by Domenico Delle Side
Mon, 10 Nov 2008 09:30:00 GMT
L’emeritissimo presidente della Repubblica Francesco Cossiga si è prodotto in nuove e sconcertanti dichiarazioni. Lui li vede come dei consigli, dei consigli ai navigati, ma fanno indubbiamente riflettere su 50 anni di storia italiana, falcidiati da stragi, misteri e malaffare.
Quelle di Cossiga sono dichiarazioni mosse dalla pazzia o dalla mancanza di freni inibitori?
Pensieri di quel genere, mi sembrano piuttosto ragionati. Per quanto sconcertanti e disumani, mostrano una sottile e malvagia logica che richiede una certa pratica; per questo penso che Cossiga, complice l’età, si sia lasciato sfuggire ciò che per tanti anni è stato fatto in Italia. Strategia della tensione, stragi nere e rosse possono essere il frutto di una politica deviata? Di una politica disposta a sacrificare vite umane pur di raggiungere i propri scopi?
Non voglio peccare di ingenuità, la politica è sporca, d’accordo, ma questo mi sembra troppo.
Sono convinto che le parole di Cossiga passeranno nel silenzio generale di TV e media in generale; i politici eviteranno di commentarle e se lo faranno cercheranno di far leva sulla sua età per convincere l’opinione pubblica che sia diventato pazzo.
Ripeto, per me non si tratta di semplice demenza senile, ma di una perdita di freni inibitori; un po’ quello che accade agli ubriachi che si lasciano andare ad affermazioni che mai farebbero da sobri. Come si dice in questi? in vino veritas ... Solo che per il nostro eroe si tratta di arteriosclerosi.
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Posted by Domenico Delle Side
Fri, 31 Oct 2008 11:14:06 GMT
I politici devono dir qualcosa e non sempre questo qualcosa è vero. I nostri, in special modo, si producono in dichiarazioni improbabili e suffragate esclusivamente dal vuoto che costituiscono.
L’ultima è quella della cossiddetta “Maggioranza Silenziosa”, che secondo i nostri pseudo-rappresentanti di governo sarebbe la moltitudine di ragazzi violentata dai facinorosi che protestano ed alla quale viene negato il diritto allo studio.
Criticare questa affermazione è come sparare sulla Croce Rossa, per due semplicissimi motivi. Primo, chiunque, quando viene privato di qualche diritto, si mette a protestare, dire il contrario significa mentire. Così, se a qualcuno venisse negato il diritto allo studio si metterebbe a protestare (in questo modo, la maggioranza diverrebbe rumorosa) e l’informazione non perderebbe l’occasione per mostrare che il governo aveva ragione. In secondo luogo, chi vuole negare il diritto allo studio è proprio questo governo che, dicendo di voler eliminare privilegi, sprechi, baroni e storture del mondo universitario, colpisce con un cieco colpo di scure tutto il mondo della scuola e della ricerca.
Avere un’opinione è una cosa normalissima; nei paragrafi precedenti io ho espresso la mia e sono sicurissimo che ci sarà qualcuno che approverà, altri che disapproveranno, altri che approveranno in parte ed altri che disapproveranno in parte. Avere un’opinione non è un qualcosa di destra o di sinistra, significa soltanto pensare, riflettere, valutare e giudicare. Magari si riflette ad alta voce, si esprime la propria opinione; magari invece si pensa e non si esprime la propria opinione, ma comunque sia si valutano i fatti.
Per questo motivo, sono convinto che la vera maggioranza silenziosa sia quella delle persone che hanno un’opinione, ma per un motivo o per un altro non la esprimono. Oserò di più: a mio avviso, c’è un popolo di mamme, di padri, di ragazzi, di nonni che sono contrari all’uccisione della scuola, ma non esprimono la loro opinione o la esprimono in maniera poco evidente.
Ora, chiedo un piccolo sforzo, piccolo perché non pretendo che si scenda in piazza, ma sarebbe bello se tutti facessimo sentire la nostra opinione. Come? Esponiamo tutti un cartello con scritto “NO GELMINI“!
Può essere un cartello qualsiasi:
- un foglio A4 stampato ed esposto sul cruscotto della macchina,
- lo stesso foglio attaccato al vetro di una finestra,
- un piccolo striscione appeso al balcone
e così via. L’importante è che questa scritta sia visibile e mostri a tutti la propria opinione. Qui potete trovare
un esempio del foglio A4 da stampare
Facciamo sentire a tutti la nostra opinione, in questo modo non si dovrà per forza urlare, non si dovrà per forza manifestare in piazza: è un gesto semplicissimo, che richiederà pochi minuti. Se lo facciamo insieme, tuttavia, mostreremo cosa pensa realmente la maggioranza silenziosa.
PS: Ovviamente, le opinioni sono tante, quindi invito anche i sostenitori della Gelmini a fare altrettanto per esprimere la loro, siamo una democrazia fino a prova contraria.
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