Tagliare equamente la torta della democrazia

Posted by Domenico Delle Side Mon, 09 Feb 2009 08:42:00 GMT

Potrà sembrare assurdo, ma per anni fior di matematici hanno studiato il modo in cui è possibile tagliare in maniera equa una torta.

Si è cominciato studiando il problema del dividersi una torta in due, che ha una soluzione banale: uno divide e l’altro sceglie la fetta. Entrambi saranno soddisfatti.

Il caso dei tre golosi è senz’altro più interessante, perché richiede una logica più raffinata. Questo problema è stato risolto negli anni 40 da Hugo Steinhaus e siamo così in grado di dividere una torta tra tre persone in maniera tale che ognuno di loro sia allo stesso tempo responsabile della propia scelta e soddisfatto (dal punto di vista logico) della stessa.

Citando l’articolo de Le Scienze di cui si è già dato il link, cerchiamo di capire di cosa si tratti e supponiamo che Paolo, Dino e Giulio vogliano dividersi equamente una torta.

Come primo passo, Paolo taglia la torta in due fette e chiamiamole A e B, con A che è a suo giudizio pari a 1/3 e B a 2/3.

Successivamente, Paolo consegna la fetta A a Dino e gli chiede di tagliarne una fettina se ritiene che sia più di 1/3 o, in caso contrario, di lasciarla com’è. Chiamiamo A’ la fetta risultante, che sarà pari ad A o più piccola.

In ultimo, Dino passa A’ a Giulio, che può scegliere se prenderla o no.

Cosa può accadere a questo punto? Elenchiamo le possibilità:

  1. Se Giulio accetta A’, allora Paolo e Dino mettono insieme quello che rimane – B più gli eventuali ritagli di A – e lo considerano un’unica torta, che dividono con il metodo «Io taglio, tu scegli».
  2. Se Giulio non accetta A’, e Dino ha tagliato una fettina di A, allora Dino prende A’ (è lui che ha realizzato la fetta A’ in maniera tale che a suo giudizio fosse 1/3 del totale), mentre Paolo e Giulio fanno a «Io taglio, tu scegli» con il resto.
  3. Se Giulio non accetta A’, e Dino non ha tagliato una fettina di A, Paolo prende A (è lui che ha tagliato inizialmente quella fetta, quindi per lui è 1/3 del totale), mentre Dino e Giulio fanno a «Io taglio, tu scegli» con il resto.

Sembrerebbe che questo divertente gioco di logica ci insegni solo come tagliare una torta, ma spesso i matematici fanno scoperte che hanno applicazioni anche nei campi che sono più estranei alla loro disciplina. L’algoritmo visto, infatti, ci mostra come 3 persone, esercitando in maniera autonoma un loro diritto (tagliare la torta per averne un pezzo) e controllandosi a vicenda (ognuno sceglie e valuta se il taglio altrui è circa 1/3), possono uscire soddisfatti da un problema non banale.

Dal mio punto di vista, la situazione vista è molto simile a quanto accade nella separazione dei poteri dello stato. Potere legislativo, esecutivo e giudiziario esercitano i loro diritti/doveri e, nella loro autonomia, si controllano a vicenda, garantendo che (almeno in teoria) non ci siano sopprusi e che il forte sia uguale al debole.

In Italia, la Costituzione assicura la separazione dei poteri e ne sancisce l’autonomia; in questo modo, se pensiamo alla democrazia come ad una torta, ognuno dei tre poteri ha la possibilità di avere la sua fetta ed ognuno può ritenersi soddisfatto della propria scelta, ottenendo come risultato un equilibrio perfetto tra i poteri, che rappresenta una garanzia per il cittadino: nessun potere (almeno in teoria) può asservire un altro. Se il governo fa una legge, ad esempio, il parlamento può decidere di non approvarla.

Il principio di separazione dei poteri, dunque, è coerente dal punto di vista logico ed anche altamente democratico. Sarebbe auspicabile che venisse applicato da tutte le costituzioni, ma non è così. In Francia, ad esempio, il potere giudiziario dipende da quello esecutivo e questa, almeno in principio, non è una gran cosa (anche i giudici francesi “tengono famiglia“).

Siccome sono un ingenuo, mi capita di chiedermi perché, se questo principio è logico e democratico, in Italia vada cambiato. Assistiamo spesso ad un parlamento esautorato dalle proprie funzioni, governi che vanno avanti a colpi di decreti e voti di fiducia; vediamo gli stessi governi progettare di mettere sotto il loro controllo la magistratura e mettere in atto (con procedure d’urgenza) leggi che ne compromettono l’operatività.

E’ come se, nell’esempio dei 3 golosi, Paolo smettesse all’improvviso di essere “cortese” e decidesse di ottenere con ogni mezzo una fetta più grossa di torta. In questo modo, il sistema di sicuro non sarebbe più equo, poiché Paolo riuscirebbe ad ottenere una fetta più grande rispetto a quelle di Dino e Giulio, magari minacciandoli di far loro del male.

Ecco, la politica sta facendo proprio questo, sta abbandonando un principio democratico per prendersi una fetta di torta più grande, solo che in questo caso, sta rubando il dolce a noi tutti.

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Affondare nella mediocrità

Posted by Domenico Delle Side Thu, 05 Feb 2009 08:41:22 GMT

Ci sta accadendo questo, stiamo piano piano scivolando in un abisso di mediocrità (non aurea), spinti dalla pochezza e dall’irresponsabilità della politica e dell’informazione.

Politici senza spina dorsale, mercenari, che mirano solo a soddisfare la loro sete di potere o il loro desiderio di sentirsi importanti. Politici idioti, politici senza cultura, politici imbarbariti dal denaro.

Giornalisti asserviti al potere, che fanno di tutto per preservarlo, venendo meno alla loro funzione. Giornalisti che difendono la deriva totalitaria, per dolo o per incapacità.

Nel mezzo un popolo ormai agonizzante, che respira a fatica, che vive in una società inquinata da Grandi Fratelli, Isole dei Famosi, Amici ed Emili Fede. Un popolo che non è più fatto di fratelli, ma di gente in competizione per primeggiare, in qualche modo, l’uno sull’altro. Un popolo che perde pian piano la sua umanità.

Homo sum, nihil humanum alienum a me puto.

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La prescrizione del dottor Tremonti

Posted by Domenico Delle Side Thu, 29 Jan 2009 20:08:42 GMT

A Davos, in Svizzera, è in corso l’annuale incontro del World Economic Forum, dove manager, politici ed intellettuali discutono delle più importanti questioni che investono il mondo.

E’ presente anche il nostro ministro dell’economia, Giulio Tremonti, che nel suo intervento ha esposto la sua ricetta per risolvere la crisi. Secondo il nostro politico, servirebbero più regole.

E’ sconfortante constatare come il ministro dell’economia italiano dimostri di non aver capito il nocciolo della crisi che ci investe. Non sono mancate le regole, è mancato il rispetto di quelle che già ci sono.

E’ un po’ come se una persona con una qualche malattia non prendesse le medicine che il medico gli prescrive. Alla visita successiva, il medico constaterebbe che il paziente non è migliorato, quindi scriverebbe una nuova prescrizione con un nuovo medicinale, diverso dal precedente. Viste le premesse, anche in questo caso il paziente deciderebbe di non seguire l’indicazione del medico.

La morale, dunque, è che il medico può scrivere tutte le prescrizioni che gli vengono in mente, può provare i più nuovi e tecnologici medicinali disponibili, ma se il paziente non li prende non ci può essere speranza di miglioramento. Allo stesso modo, la nostra economia ha bisogno di rispetto delle regole, di organismi che verifichino costantemente la conformità con le regole e non scendano a patti con chi dovrebbero controllare.

Nel mondo è successo proprio il contrario: le regole c’erano, ma i controllori hanno vigilato poco e male.

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Classicismi da intercettazioni

Posted by Domenico Delle Side Mon, 26 Jan 2009 08:29:31 GMT

Ogni giorno una balla nuova, senza che nessuno (tranne i soliti e vilipesi noti) faccia alcunché.

Una persona che per condizioni economico-sociali (controlla direttamente ed indirettamente 6 TV e diversi giornali) e legali (è immune per legge, non può essere processato) può permettersi di dire tutto senza che nessuno abbia la possibilità di controbattere è un rischio, un danno per le coscienze dei cittadini di uno stato.

Questo “gioco” del tendere gli animi delle persone ad uso e consumo dei propri interessi è pericoloso, porterà inevitabilmente a modificare la percezione del reale di tutti noi.

Quo usque tandem, Berlusconi, abutere patientia nostra?

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Il pluralismo è solo di facciata

Posted by Domenico Delle Side Thu, 22 Jan 2009 11:17:01 GMT

In Italia tutti i giornalisti vogliono essere pluralisti. Tutti i giornali, i telegiornali, le trasmissioni sembrano ispirarsi a questo stile. Tutti ne fanno una bandiera e tutti lo dicono ai quattro venti. Tutti.

Questo modo di fare mi insospettisce. Se è vero che tutti i coloro che fanno informazione sono pluralisti, perché c’è tanto bisogno di dirlo e di ripeterlo continuamente?

Dal mio punto di vista il pluralismo è solo un’utopia, così come lo è la pretesa di essere oggettivi, pertanto ci devono ripetere continuamente questa storia per convincerci della qualità dell’informazione che ci viene propinata (non so perché, ma quest’ultima frase mi fa venire in mente Goebbels).

In teoria, il pluralismo nell’informazione è una santa cosa, perché ci spinge a farci un’opinione completa su quello che ci accade intorno. Se guardiamo telegiornali e giornali, tuttavia, corriamo il rischio di rimanere disorientati: con frasi differenti, dicono tutti le stesse cose. Questa è un’altra delle cose che mi insospettisce.

Rileggiamo per un attimo la nostra storia recente. Negli ultimi mesi, tutti i giornali e telegiornali hanno detto le stesse cose (ad esempio: la guerra tra procure, l’antipolitica di Grillo, ecc…) e non appena c’è stata qualche voce fuori dal coro, gli stessi giornali e telegionali (ma non solo) sono prontamente intervenuti a denunciare l’assenza di pluralismo di quelle voci (vedi i casi AnnoZero e Che tempo che fa).

Se il pluralismo deve essere tale, anche le voci fuori dal coro sono degne di essere ascoltate, perché contribuiscono a formare le opinioni. Da come ci si comporta in Italia, invece, sembra che per garantire il pluralismo occorre sentire molte volte la stessa opinione, che è poi quello che accade su giornali, telegiornali e TV; ci sono molti telegiornali che, addirittura, trasmettono gli stessi servizi!

Non so agli altri, ma a me piacerebbe un’informazione tutt’altro che pluralista, anzi, vorrei sentire tante voci che fossero dichiaratamente di parte e che mettessero in luce i più disparati punti di vista delle questioni. Per farla breve, vorrei un’informazione che mi consentisse di farmi un’idea delle cose e non una che mi propina sempre e soltanto le stesse idee preconfezionate.

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Democrazia a parole

Posted by Domenico Delle Side Thu, 22 Jan 2009 08:39:42 GMT

Approfittando di qualche minuto libero, sto dando un’occhiata all’Omnibus di oggi. Si parla di TV e ci sono come ospiti: Gasparri, Morri, Beha, Liguori e Pardi. Mastella, come suo solito, se n’è andato prima del tempo.

Pardi e Beha hanno giustamente sollevato il problema della situazione italiana, in cui un imprenditore, che con il suo gruppo è proprietario di 3 reti televisive, è anche Presidente del Consiglio e controlla, pertanto, la TV pubblica.

A queste parole l’insofferenza di Gasparri ha raggiunto livelli abnormi (è un aggettivo che va di moda), mentre Liguori si è messo ad inveire a tutto spiano, credo nella speranza di dimagrire.

La cosa che più mi ha scandalizzato è stata una dichiarazione di Gasparri. Da Gasparri ci si può aspettare di tutto, è uno di quei politici che è più credibile nelle imitazioni che ne fa la satira piuttosto che dal vivo. Ad un certo punto il nostro ha ricordato che Berlusconi è stato scelto per ben tre volte dagli italiani come Presidente del Consiglio e che quindi è lì a governare per via del processo democratico con cui è stato liberamente scelto dal popolo. A me sembra una di quelle classiche storie in cui il cane si morde la coda.

Berlusconi controlla attraverso il suo gruppo imprenditoriale tre televisioni, attraverso queste, dunque, può arrivare nelle case degli italiani ed impressionarli, suggestionarli. E’ anche bravissimo nel fare ciò, un maestro; non si spiega, altrimenti, come la sua creazione, Forza Italia, sia cresciuta così rapidamente da riuscire ad affermarsi in breve tempo. E’ proprio per questo motivo, dunque, che è riuscito a farsi eleggere per ben tre volte (in maniera democratica).

Potrei scrivere un libro di storia e metterci dentro tutte le corbellerie che mi vengono in mente. Qualche liceo potrebbe adottarlo come libro di testo e gli alunni verrebbero interrogati su quanto scritto nel libro. Di sicuro, i ragazzi studieranno sodo e magari prenderanno buoni voti, ma resta sempre il fatto che la storia scritta in quel libro è inesatta.

Allo stesso modo, la storia che gli italiani conoscono di Berlusconi e dei suoi governi è inesatta e parziale, proprio perché lui, grazie al suo rapporto con la TV, può permettersi di modificarla, così come io potrei scrivere fatti inventati nel mio ipotetico libro di storia. Gli italiani, dunque, lo hanno democraticamente votato per ben tre volte senza essere informati correttamente sulle sue vicende e su quelle dei suoi governi.

Lo avrebbero votato ugualmente se avessero saputo tutto?

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L'importante è dire qualcosa

Posted by Domenico Delle Side Mon, 19 Jan 2009 14:56:00 GMT

Tremonti è malato di cazzutismo. In ogni sua esternazione deve mostrarsi superiore agli altri, deve dare giudizi netti e aspramente critici ed in questo è maestro. Nemmeno Sgarbi riesce a superarlo: nei suoi classici completini grigi è in grado di vomitare il proprio veleno addosso del malcapitato in maniera estremamente composta, arrivando perfino ad affermare le cose più assurde, come ad esempio si narra in questo articolo: “Dall’operazione Cai-Alitalia non sono derivati costi aggiuntivi per lo Stato rispetto alla prima offerta di Air France. Lo ha sottolineato il ministro delle Economia Giulio Tremonti rispondendo a una domanda di Fabio Fazio durante la trasmissione «Che tempo che fa». «Per come era stata fatta l’offerta sarebbe costato uguale. Stiamo parlando di un’invenzione», ha comunque precisato Tremonti, ricordando che «Air France ha fatto un’offerta e poi è stata ritirata»”.

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Tempi di crisi

Posted by Domenico Delle Side Mon, 19 Jan 2009 14:07:18 GMT

Una crisi economica rimane solo tale? Dal mio punto di vista, la risposta è no; è l’intera società ad esserne investita in molti aspetti della propria vita, non solo in ciò che è evidente (perdita del lavoro e cassa integrazione).

Anni fa, ero piccolo e di domenica, il giorno della festa per eccellenza, uscivo a spasso con la mia famiglia; si andava a fare un giro in centro, oppure una passeggiata al mare; magari si prendeva anche un cappuccino, ma in sostanza si trascorreva il tempo osservando luoghi, parlando con persone, facendo attività “sociali”.

Se guardiamo all’Italia di oggi, questo comportamento è fortemente ridimensionato, se non del tutto sparito in certe zone. Le famiglie continuano ad uscire la domenica (a dire il vero, anche questo comportamento mi sembra ridotto), ma la meta delle uscite è diventata, ad esempio, il centro commerciale. Nei fine di settimana, frotte di persone affollano questi giganteschi complessi commerciali, dove si può trovare di tutto, in modo da soddisfare ogni desiderio.

I desideri, appunto. Se un tempo si desiderava socialità, oggi si desiderano oggetti. A dirla tutta, anche prima si desideravano oggetti, ma questo desiderio aveva poche realizzazioni concrete (la macchina). Allo stesso modo, anche oggi si continua in un certo modo a desiderare socialità.

Si può discutere su quale dei due desideri sia migliore e si possono avere opinioni differenti, ma non credo sia questo il punto interessante della questione.

Proviamo a calarci nella realtà di vent’anni fa, periodo in cui si desiderava per lo più socialità; per perseguire tale desiderio si cercava di aumentare le occasioni in cui creare relazioni sociali: si usciva la domenica, ci si trovava in case di amici per giocare a carte e via dicendo.

Nella realtà d’oggi, invece, il desiderio più forte è di oggetti e per ottenerli occorrono soldi. Ovviamente, tanti più soldi si avranno, tanti più saranno gli oggetti che si potranno possedere o saranno tanto più costosi. Il denaro, dunque, diventa il mezzo attraverso il quale vedere soddisfatti i propri desideri.

Nella nostra vita, cerchiamo sempre di sforzarci al massimo per essere felici, quindi è lecito supporre che cercheremo di avere quanti più soldi possibile. Per una persona media, guadagnare più soldi vuol dire lavorare di più; molte persone, perciò, lavoreranno a sfinimento per soddisfare i propri desideri, sottraendo tempo alla socialità (famiglia ed amici). Per altre persone, invece, guadagnare di più significherà muoversi ai confini della legalità, arrecando inevitabilmente danni ai propri simili.

In entrambi i casi (maggiore lavoro e rischio illegalità) si avrà come risultato un comportamento egoista, per ottenere più denaro dovremo escludere gli altri dalla nostra vita: nel primo caso, sottraendo loro le nostre attenzioni; nel secondo, facendogli del male.

Il mio ragionamento, probabilmente, è estremo, ma in fin dei conti il succo è che una società di egoisti è una società imbarbarita. Una società in cui tutto si misura col denaro è una società impoverita.

Nel contesto attuale, quindi, una crisi economica può avere effetti dirompenti su di noi. Se far soldi occupa un posto così importante nella nostra vita, vedere pregiudicata tale possibilità significa mettere concretamente a rischio i propri desideri.

Come reagirà una società imbarbarita a questo rischio?

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Tassa sugli immigrati

Posted by Domenico Delle Side Wed, 14 Jan 2009 12:29:00 GMT

Siccome in Italia le tasse le pagano in pochi, quei geni dei nostri politici hanno pensato di metterne una sugli immigrati: gli stranieri sono più onesti, quindi la pagheranno.

A parte gli scherzi, l’idea ha un je ne sais quoi di stupido e riflette l’odierno agire politico: le leggi e le norme servono solo per suggestionare l’elettorato, non per determinare comportamenti sensati.

Ragioniamoci un attimo. Stando a quanto si legge, un immigrato dovrebbe pagare un balzello intorno ai 50 euro per rinnovare il proprio permesso di soggiorno. Orbene, nella grande maggioranza dei casi, gli immigrati sono persone relativamente indigenti, quindi per loro sarebbe sicuramente difficile sborsare quella somma.

Cosa accadrebbe, quindi, se questa norma venisse approvata? Un numero piuttosto congruo di persone vedrebbe rifiutata la propria domanda di rinnovo, così si trasformerebbero da un giorno all’altro in immigrati irregolari e scatterebbe d’ufficio la procedura di espulsione, che non è una cosa da niente, visto che per essere messa in atto richiede giudici, impiegati, forze di polizia, ecc…

Risultato? Per guadagnare 50 euro da un immigrato, se ne spenderebbero migliaia per spedirlo a casa e si correrebbe il rischio di trasformare una persona onesta in disonesta.

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L'Italia ci ha perso qualcosa

Posted by Domenico Delle Side Wed, 14 Jan 2009 09:19:00 GMT

Oggi ho letto questo articolo di Repubblica.it che riporta stralci di uno scritto di Romano Prodi.

Sarei proprio curioso di leggere per intero l’intervento, poiché sembra parlare apertamente e senza vergogna dello squallore della politica attuale e di come abbia dimenticato la propria ragion d’essere.

A prescindere dallo schieramento politico, sono sempre più convinto che l’Italia abbia perso qualcosa di consistente con la sua sparizione dalla vita politica, ma è il prezzo che si paga ad essere onesti.

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