Servizio pubblico

Posted by Domenico Delle Side Sun, 19 Apr 2009 18:38:07 GMT

La polemica sulla puntata di AnnoZero del 9 Aprile è terminata nel silezio. Sulle prime fa incazzare (i politici) che qualcuno (Santoro e la sua redazione) si permetta di fare inchieste e far venire fuori responsabilità, ma poi a freddo ci si rende conto che la migliore arma è quella del silenzio e non se ne parla più, facendo spegnere tutto nell’indifferenza.

Solo una settimana fa si affermava riguardo alla puntata incriminata che “una televisione pubblica non può comportarsi così”, aggiungendo che quella di Santoro è stata una trasmissione “indecente” (che, assieme ad “indegno”, è l’aggettivo spregiativo preferito dai politici).

Se quello di Santoro è stato un comportamento indecente e una televisione pubblica (“pagata con i soldi dei cittadini”, che ci sta sempre bene!) non può comportarsi a quel modo, allora una televisione privata, invece, può farlo?

Una televisione privata, pagata con i soldi degli azionisti, può permettersi attacchi indecenti e comportamenti che non competono ad un servizio pubblico?

Eppure, si tratta sempre di giornalismo e dalle accuse sembrerebbe di capire che ci sia un tipo di giornalismo adatto alla TV pubblica ed un altro tipo (magari un po’ indecente), adatto alla TV privata.

Sulle prime direi che è probabile che sia così, tuttavia oggi non c’è una grande differenza tra la televisione pubblica e quella privata. Oggi il servizio pubblico non estiste più, è tutto esternalizzato, soprattutto le idee.

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Veltroni è del PDL

Posted by Domenico Delle Side Tue, 17 Feb 2009 19:08:02 GMT

Non ci posso credere! Proprio oggi che, oltre all’ovvia affermazione di Cappellacci in Sardegna, c’era la notiziona della condanna di Mills, Veltroni è riuscito a trovare il modo di far passare la cosa in sordina.

Pur facendo una cosa ottima per le sorti del PD (le sue dimissioni), è riuscito ancora una volta a non fare opposizione: ha dato alla stampa il pretesto per non parlare con la dovuta risonanza del caso Mills, di come l’avvocato inglese sia stato corrotto e di chi lo abbia fatto.

Ormai non ci può essere dubbio, Veltroni è in realtà del PDL, un esponente di quel “partito” inviato nell’opposizione come un cavallo di Troia!

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L'Italia ci ha perso qualcosa

Posted by Domenico Delle Side Wed, 14 Jan 2009 09:19:00 GMT

Oggi ho letto questo articolo di Repubblica.it che riporta stralci di uno scritto di Romano Prodi.

Sarei proprio curioso di leggere per intero l’intervento, poiché sembra parlare apertamente e senza vergogna dello squallore della politica attuale e di come abbia dimenticato la propria ragion d’essere.

A prescindere dallo schieramento politico, sono sempre più convinto che l’Italia abbia perso qualcosa di consistente con la sua sparizione dalla vita politica, ma è il prezzo che si paga ad essere onesti.

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2009 Index of Economic Freedom

Posted by Domenico Delle Side Tue, 13 Jan 2009 15:29:00 GMT

Visto che tutti vogliono quantificare tutto e che ultimamente vanno molto di moda le classifiche, eccone una interessante: 2009 Index of Economic Freedom.

La precedente è una classifica delle nazioni in base al rispettivo grado di libertà economica.

Su poco meno di 200 nazioni, l’Italia si attesta in posizione 76, con un peggioramento di 1.2 punti rispetto all’anno precedente.

Italia, la terra delle oppurtunità…

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Armonizzazioni buone e cattive

Posted by Domenico Delle Side Wed, 03 Dec 2008 13:24:02 GMT

Oggi abbiamo appreso che l’iva sulla televisione satellitare andava armonizzata.

E’ stupendo vedere i nostri politici impegnati nel rispettare le direttive di Bruxelles; in genere non lo fanno (vedi la recente diatriba sulle emissioni inquinanti) e per questo veniamo giustamente visti male nel resto del continente.

Non posso che essere contento, dunque, per questa volontà di armonizzazione: il nostro governo ha valutato il rischio di una procedura di infrazione ed ha opportunamente deciso l’allineamento alle norme europee. Ovviamente, sono in malafede tutti quelli che fanno notare che questa norma favorisce implicitamente Mediaset: è solo un questione di armonizzazione, parbleu!

Visto questo rinnovato spirito europeo che pervade la politica del governo italiano, spero che questa volontà continui e che ci si armonizzi sull’ambiente e sulla questione Rete 4 – Europa 7!

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Le critiche all'università

Posted by Domenico Delle Side Mon, 17 Nov 2008 19:10:00 GMT

Ottobre e Novembre sono stati mesi densi di polemiche circa l’istruzione pubblica. Sono state mosse diverse critiche al sistema universitario italiano; alcune di queste sono condivisibili, ma la maggioranza è fortemente fallace: gocce di buon senso in un mare di disinformazione. L’idea di questo post è di analizzare alcune delle critiche e cercare di capire se siano giustificabili o se siano soltanto degli strumenti per cercare di influenzare l’opinione pubblica.

Le critiche sono essenzialmente inquadrabili in tre gruppi:

  1. l’assenza di università italiane tra le prime 100 posizioni della classifica dei 500 migliori atenei mondiali;
  2. un’offerta formativa non adeguata al mondo del lavoro;
  3. il baronismo e gli sprechi.

La classifica delle migliori università

La classifica (Academic Ranking of World Universities, in breve ARWU) viene stilata da un gruppo di ricercatori della Graduate School of Education (in passato Institute for Higer Education) della Shanghai Jiao Tong University. Nato inizialmente come uno strumento per valutare lo qualità della ricerca e dell’istruzione unversitaria cinese rispetto alle altre realtà di tutto il mondo, nel corso degli anni, grazie alla diffusione attraverso la Rete, tale progetto ha incontrato il favore del grande pubblico, insediandosi come classifica di riferimento per valutare le università di tutto il mondo (Qui sono disponibili delle interessanti FAQ).

Il calcolo del punteggio

Il meccanismo di punteggio si basa su sei indicatori fondamentali, che contribuiscono in percentuale differente al risultato finale:

  • Presenza tra i propri laureati, i propri dottori di ricerca e i frequentatori dei propri master di vincitori di Premi Nobel o Medaglie Fields. Il contributo al punteggio è “pesato” in base all’epoca in cui il premio è stato conseguito: tanto più vecchio è il premio, tanto minore è il contributo risultante. Per fare un esempio, consideriamo il caso di Enrico Fermi: laureatosi a Pisa nel 1922, ha conseguito il Nobel per la fisica nel 1938. All’Università di Pisa, pertanto, andrà un certo punteggio, che sarà ridotto del 60%, perché il premio è stato conseguito nel decennio 1931-1940. (Alumni, 10% del finale).
  • Presenza nel proprio staff di vincitori di Premi Nobel o di Medaglie Fields. Anche in questo caso, il punteggio è pesato in base all’anno di conseguimento. Continuiamo a considerare il nostro Fermi per fare un esempio: ha conseguito il Nobel mentre era professore presso l’Uninversità di Roma, pertanto a tale università andra un punteggio ridotto in questo caso del 70%, perché il premio è stato ottenuto nel decennio 1931-1940. (Awards, 20% del finale).
  • Presenza nel proprio staff dei ricercatori più citati in 21 diversi settori scientifico-disciplinari, secondo i risultati di Thomson ISI. In pratica, Thomson ISI è in grado di estrapolare dai propri database quali siano gli autori più citati dagli altri ed in questo modo si può ottenere una classifica degli autori più citati in 21 diversi campi. Gli estensori di ARWU, pertanto, danno dei punti alle università che hanno nel proprio staff tali autori. (\HiCi, 20% del finale).
  • Numero di articoli pubblicati su Nature e su Science in un determinato periodo di tempo. (N&S, 20% del finale).
  • Una somma dei punteggi precedenti divisa per il numero di membri dello staff universitario. (PCP, 10% del finale).

La situazione italiana

Come già anticipato dai nostri eminenti politici, l’Italia non ha alcun ateneo tra le prime 100 posizioni della classifica 2008, non ne aveva anche nel 2007, mentre nel 2006 c’era l’Università La Sapienza di Roma (al posto 100). La nostra nazione, comunque sia, è degnamente rappresentata nelle posizioni seguenti con ben 22 università (3 in posizione 101-150, 2 in posizione 151-200, 2 in posizione 201-302, 5 in posizione 303-401 ed altre 10 in posizione 402-503), cosa che fa segnalare un miglioramento rispetto alla medesima classifica del 2007, quando l’Italia aveva 20 rappresentanti.

Un altro aspetto interessante della classifica è l’analisi che ne fanno gli stessi estensori. Consideriamo, ad esempio, quella del 2008, che, tuttavia, fotografa ogni anno una situazione molto simile: la numerosità di posti occupati e la qualità degli stessi è direttamente proporzionale alla percentuale di PIL che una nazione investe in ricerca ed istruzione universitaria. La nostra analisi non si ferma qui. Controllando accuratamente il sito di ARWU, si scopre che è possibile reperire delle classifica per area di ricerca, ovvero le prime 100 università mondiali rispettivamente nei settori:

  1. scienze naturali e matematica,
  2. ingegneria/tecnologia ed informatica,
  3. bioscienze ed agricoltura,
  4. medicina e farmacia,
  5. scienze sociali.

Nel primo settore, ci sono due nostre rappresentanti (Pisa e Roma-La Sapienza); 3 nel secondo (Politecnico di Torino, Napoli-Federico II e Roma-La Sapienza); 1 nel quarto (Università di Milano). Rimaniamo invece a secco nel terzo e nel quinto settore scientifico-disciplinare.

Un po’ di riflessioni

I nostri politici partono subito male, perché fanno capire che ARWU sia la classifica delle migliori 100 università mondiali. È delle prime 500!!! Poi continuano peggio, dicendo la prima università italiana si trova al 192° posto. Falso anche questo, poiché la prima università italiana è l’Università di Milano, classificatasi a parimerito con altre nella posizione 101-150 (riga 140 del file excel della classifica. All’interno delle posizioni raggruppate, gli atenei sono elencati in ordine alfabetico).

L’analisi degli stessi estensori mostra chiaramente come la possibilità di accedere ad ingenti finanziamenti consenta di avere una presenza numerosa e qualificata in classifica. Non è un caso, infatti, che ai primi posti di ARWU si trovino le migliori università americane, britanniche, tedesche e giapponesi, ovvero istituti di quelle nazioni che più investono nell’istruzione superiore. Da questo punto di vista, anzi, è encomiabile il risultato delle università italiane che, nonostante la scarsità di fondi, riescono comunque ad avere piazzamenti dignitosi.

E’ da notare un’ulteriore questione. L’Italia è da sempre affetta dal problema della fuga dei cervelli, ovvero quelle persone che, non trovando spazio nel mondo accademico nostrano, si spostano all’estero, riscuotendo spesso un considerevole successo. Ho diversi amici che hanno fatto questa scelta: 2 sono andati in Inghilterra, uno in Germania ed un altro ancora negli Stati Uniti. Accade così che persone intrinsecamente di valore e formate rigorosamente grazie alla serietà complessiva di un determinato corso di laurea vadano ad arricchire il punteggio di università straniere con le loro citazioni (visto che vincere un Premio Nobel o una Medaglia Fields non è cosa di tutti i giorni). Sono convinto che questi miei amici avrebbero fatto bene ovunque avessero studiato, ma sono altrettanto convinto che il posto in cui lo hanno fatto abbia dato loro una formazione di primo livello, cosa di cui purtroppo questa classifica non tiene conto.

L’offerta formativa

Un altro punto di critica sarebbe, stando ai discorsi dei politici, l’offerta formativa che non ha alcuna aderenza con le richieste del mercato del lavoro italiano.

Sebbene a prima vista questo genere di critiche sembri condivisibile, dopo una più attenta analisi ci si può facilmente rendere conto quanto sia infondato anche questo argomento.

Il mercato del lavoro italiano, infatti, non ha grosse richieste di formazioni specialistiche e di alto livello. Se eccettuiamo poche grandi industrie (del tipo di Eni o Fiat) e qualche piccola concentrazione di anziende specializzate attorno ai grandi poli universitari del nord Italia, la richiesta è di solo lavoro non specializzato e pagato come tale. E’ del tutto normale, quindi, che la formazione attuale non sia adeguata alle richieste del mercato del lavoro: quale università potrebbe mai istituire un corso di laurea in una disciplina non specializzata?

Le ragioni di questa situazioni sono piuttosto semplici: in Italia il settore delle produzioni specializzate è poco sviluppato. Negli ultimi vent’anni è stato privilegiato l’arricchimento facile e veloce: l’importazione a basso consto, con tutto ciò che questo comporta. Nutrite schiere di imprenditori hanno scoperto che, piuttosto che produrre in Italia, è più lucroso importare oggetti (spesso oggetti tecnologici) dalle nazioni in via di sviluppo, comprandoli ad un prezzo e vendendoli a 10 volte tanto. Se prima questi stessi imprenditori, per aumentare i loro guadagni, stimolavano la ricerca e la nascita di nuove tecnologie, ora trovano più conveniente chiudere le loro industrie e trasformarsi in importatori, con costi bassissimi e guadagni alti. Di che specializzazioni possono avere bisogno? I dipendenti ideali sono persone poco specializzate: magazzinieri, manovali e trasportatori.

Il baronismo e gli sprechi

Inutile dire che il fenomeno dei “baroni” esiste concretamente nei nostri atenei ed è auspicabile che venga quanto prima debellato. Il baronismo, tuttavia, è un problema non della sola università, ma dell’Italia intera: le persone che, meritatamente o meno, arrivano al potere, non lo mollano.

Allo stesso modo, per quanto riguarda gli sprechi siamo di fronte ad un argomento condivisibile ed intrinsecamente giusto ed anche in questo caso abbiamo a che fare con un problema sociale diffuso e non relegato alle 4 mura di un’università.

Per questo motivo, tentare di rimuovere il baronismo e le spese insensate dalle università è uno spreco (!) di risorse, perché sarebbe una battaglia persa in partenza. Se si tratta di malcostumi della società italiana, come si può pensare di riuscire ad eliminarli di punto in bianco da un sottoinsieme della società stessa? Il baronismo e gli sprechi sono problemi prima di tutto sociali e la politica dei nostri giorni, piaccia o meno, non è in grado di dare risposte a questo genere di questioni.

Ferma restando la mia approvazione per questi due nobili scopi, si sbaglia il punto da cui iniziare. Il baronismo, ad esempio si replica esattamente allo stesso modo in politica: come mai, ad esempio, ci troviamo ad avere i politici più vecchi d’Europa? Perché in Spagna hanno Zapatero, negli Stati Uniti Obama e noi, a prescindere dal giudizio politico, abbiamo avuto Prodi prima e Berlusconi poi?

Analogamente, perché additare l’università come trionfo dello spreco quando il libro La Casta ha reso evidenti a tutti gli sprechi della politica italiana? Se il problema della crisi è di tutti, tutti dobbiamo dare il nostro contributo, politici inclusi.

Conclusioni

Inganno, dolo e disinformazione la fanno da padroni. Tutti si permettono di dire tutto, l’importante è dire qualcosa e fare la propria bella figura in TV, lo strumento che santifica ogni baggianata. Dobbiamo scoprirle tutte e dobbiamo denunciarle, la Rete esiste per questo.

Passiamo parola!!!

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Facciamo vedere la vera maggioranza silenziosa

Posted by Domenico Delle Side Fri, 31 Oct 2008 11:14:06 GMT

I politici devono dir qualcosa e non sempre questo qualcosa è vero. I nostri, in special modo, si producono in dichiarazioni improbabili e suffragate esclusivamente dal vuoto che costituiscono.

L’ultima è quella della cossiddetta “Maggioranza Silenziosa”, che secondo i nostri pseudo-rappresentanti di governo sarebbe la moltitudine di ragazzi violentata dai facinorosi che protestano ed alla quale viene negato il diritto allo studio.

Criticare questa affermazione è come sparare sulla Croce Rossa, per due semplicissimi motivi. Primo, chiunque, quando viene privato di qualche diritto, si mette a protestare, dire il contrario significa mentire. Così, se a qualcuno venisse negato il diritto allo studio si metterebbe a protestare (in questo modo, la maggioranza diverrebbe rumorosa) e l’informazione non perderebbe l’occasione per mostrare che il governo aveva ragione. In secondo luogo, chi vuole negare il diritto allo studio è proprio questo governo che, dicendo di voler eliminare privilegi, sprechi, baroni e storture del mondo universitario, colpisce con un cieco colpo di scure tutto il mondo della scuola e della ricerca.

Avere un’opinione è una cosa normalissima; nei paragrafi precedenti io ho espresso la mia e sono sicurissimo che ci sarà qualcuno che approverà, altri che disapproveranno, altri che approveranno in parte ed altri che disapproveranno in parte. Avere un’opinione non è un qualcosa di destra o di sinistra, significa soltanto pensare, riflettere, valutare e giudicare. Magari si riflette ad alta voce, si esprime la propria opinione; magari invece si pensa e non si esprime la propria opinione, ma comunque sia si valutano i fatti.

Per questo motivo, sono convinto che la vera maggioranza silenziosa sia quella delle persone che hanno un’opinione, ma per un motivo o per un altro non la esprimono. Oserò di più: a mio avviso, c’è un popolo di mamme, di padri, di ragazzi, di nonni che sono contrari all’uccisione della scuola, ma non esprimono la loro opinione o la esprimono in maniera poco evidente.

Ora, chiedo un piccolo sforzo, piccolo perché non pretendo che si scenda in piazza, ma sarebbe bello se tutti facessimo sentire la nostra opinione. Come? Esponiamo tutti un cartello con scritto “NO GELMINI!

Può essere un cartello qualsiasi:

  • un foglio A4 stampato ed esposto sul cruscotto della macchina,
  • lo stesso foglio attaccato al vetro di una finestra,
  • un piccolo striscione appeso al balcone

e così via. L’importante è che questa scritta sia visibile e mostri a tutti la propria opinione. Qui potete trovare un esempio del foglio A4 da stampare

Facciamo sentire a tutti la nostra opinione, in questo modo non si dovrà per forza urlare, non si dovrà per forza manifestare in piazza: è un gesto semplicissimo, che richiederà pochi minuti. Se lo facciamo insieme, tuttavia, mostreremo cosa pensa realmente la maggioranza silenziosa.

PS: Ovviamente, le opinioni sono tante, quindi invito anche i sostenitori della Gelmini a fare altrettanto per esprimere la loro, siamo una democrazia fino a prova contraria.

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Ho fiducia

Posted by Domenico Delle Side Thu, 30 Oct 2008 22:48:00 GMT

Nei giorni scorsi ero preoccupato, ero triste ed anche nervoso, senza riuscire a darmi una spiegazione precisa. «Succede – mi sono detto – spesso non è possibile dare una spiegazione a tutto e si riesce a campare ugualmente, senza dar troppo peso alle inquietudini, che scompariranno magicamente».

Oggi, tuttavia, ho capito qualcosa. Ero inquieto per il mio futuro, per quello delle persone a cui voglio bene ed anche un po’ per quello dei perfetti sconosciuti che mi circondano e che – per Bacco! – sono tutti miei simili.

Un fantasma si aggirava nella mia mente, un fantasma nominato qualche giorno fa che mi riempiva di dubbi, di ansie sul futuro.

Oggi ho visto AnnoZero ed ho visto dei ragazzi e delle ragazze stupendi, con tantissima gioia di vivere, con tantissima forza d’animo e con tantissima dignità che sono stati la miglior cura potessi ricevere. Delle persone preparate (altro che gente che non sa per cosa protesta!), che hanno snocciolato punto per punto ciò che c’è di sbagliato nella riforma della scuola e soprattutto dell’università.

Che dire? È stupendo vedere persone con tanta passione, riempie il cuore.

Tempo fa Prodi disse che forse gli italiani non sono migliori della classe politica che si scelgono. Oggi ho capito che si sbagliava; oggi ho capito che lì fuori è pieno di gente che vive, che ama, che si rispetta e che nulla ha da spartire con questa classe politica. Oggi ho capito che cambiare non è poi così difficile.

Ho fiducia.

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Prevede tutto!

Posted by Domenico Delle Side Sun, 05 Oct 2008 14:04:39 GMT

“E’ andata esattamente come previsto, Milano non applica le norme approvate dal Parlamento che consente al presidente del Consiglio di curare gli interessi del Paese. Loro lo vogliono al processo e non interessano loro né i rifiuti di Napoli né Alitalia”, ha commentato Nicolò Ghedini, difensore di Berlusconi e parlamentare del Pdl. Secondo l’avvocato, la decisione dei giudici crea un “problema processuale straordinario e irrisolvibile” (da Repubblica.it).

La posizione del premier è stata stralciata dal processo? SI. Stanno processando Berlusconi? NO. Dunque, quale norma, secondo l’On. Avv. Ghedini, sarebbe non applicata dal Tribunale di Milano?

Il tribunale di Milano, come previsto dalla legge, ha chiesto il parere della Corte Costituzionale circa la legittimità costituzionale del cosiddetto lodo Alfano e in ciò non è presente alcun fumus persecutionis, poiché l’atto è pienamente legittimo: il tribunale ha accolto le osservazioni del pubblico ministero ritenendole ragionevoli e, non potendo per legge pronunciarsi, ha chiesto l’intervento dell’organo competente e nel frattempo ha stralciato la posizione del premier, in ottemperanza a quanto previsto dal lodo Alfano.

Sarà una questione di valori differenti, ma io preferisco avere un presidente del consiglio che alla prova dei fatti si dimostra pulito e non uno che è pulito per legge, perché non è possibile provare il contrario.

Comunque sia, visto che il buon On. Avv. Ghedini prevede tutto, sarebbe opportuno avere lumi da lui circa le future estrazioni del lotto.

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Apocalypse now

Posted by Domenico Delle Side Thu, 02 Oct 2008 18:42:04 GMT

Addestriamo dei ragazzi a sganciare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non vogliono che scrivano “cazzo” sugli aerei perché è una parola oscena. (Col. Kurtz)

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