Può essere la volta buona

Posted by Domenico Delle Side Thu, 18 Feb 2010 09:07:24 GMT

La giustizia ad orologeria questa volta, forse, ha avuto davvero tempismo; forse è la volta buona che qualcosa vada in porto, senza che delle leggi sfornate per l’occasione mandino tutto a farsi benedire.

Lo scandalo della protezione civile è stato così forte da creare una pesante breccia nell’opinione pubblica, che ora potrebbe essere ritornata sensibile ai temi della corruzione e della moralità politica.

Sembra quasi che la lezione sia “rubate pure, ma non toccate i morti”, posizione piuttosto miope, perché la corruzione è sempre causa di morte, distruzione e malessere. Ad esempio, chi o cosa vieta di pensare che tutto il disastro che sta accadendo in Sicilia non sia frutto di corruzione? Non è lecito pensare che, magari, una protezione civile poco accorta abbia preferito dirottare i fondi verso attività più remunerative di semplici manutenzioni ordinarie?

Comunque sia, il momento di questo scandalo potrebbe essere propizio, codardi come sono, i politici non faranno alcunché per salvare i loro compari: le elezioni regionali sono alle porte ed azioni di questo tipo non farebbero altro che abbassare i consensi. Così, sentendosi abbandonate, le persone coinvolte potrebbero mettersi a parlare e svelare tutti i retroscena e i coinvolgimenti eccellenti, facendo nascere una nuova tangentopoli.

Lo spero, ma non ci credo molto, per questa gente tutto ha un prezzo, anche il dolore.

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Comunque vada, sarà un successo

Posted by Domenico Delle Side Wed, 07 Oct 2009 09:17:00 GMT

È proprio così, Mister B. ha già vinto quando il cosiddetto Lodo Alfano è stato approvato. Che oggi lo boccino, lo approvino o che lo salvino in parte, poco cambierà: Mister B. sarà sempre salvo.

Guardiamo le tre possibilità. Se il lodo viene bocciato, i processi a suo carico riprenderanno, ad esempio quello legato alla vicenda per cui l’avvocato inglese Milss è stato già condannato. Bene, proprio per questo motivo, dovrà essere nominata una nuova corte (quella che ha già giudicato Mills è ormai di parte, perché l’ha condannato), che dovrà studiare tutti i fascicoli del processo, spesso farciti di burocratese colto, che in realtà non dice alcunché. Il risultato sarà che nel 2012 scatterà la prescrizione (grazie ad alcune leggi modificate ad hoc in passato) e tutto questo lavoro andrà a farsi benedire. Poi parlano di spreco di denaro pubblico!

L’altra evenienza è che il lodo venga salvato e qui è chiaro il motivo del successo.

In ultimo, se il lodo viene parzialmente salvato, verrà sancitò dalla corte costituzionale che l’impianto della legge è giusto e degno di un paese civile, democratico e bla bla bla.

Comunque sia, dal mio punto di vista ciò che accadrà sarà proprio l’ultima evenienza, il Lodo Alfano verrà salvato. Di questi tempi, andare contro Mister B. fa troppa paura.

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Pedali a punti

Posted by Domenico Delle Side Fri, 03 Jul 2009 08:59:00 GMT

Leggo sul Corriere che con l’approvazione del “decreto sicurezza” è stato introdotto un codicillo che prevede la possibilità di togliere i punti dalla patente di chi commette infrazioni andando in bicicletta.

Indubbiamente, questa gente è proprio “fuori”, specie se si pensa che non tutti quelli che vanno in bicicletta possiedono una patente.

Il principio che muove ogni azione della politica è la repressione becera, anzi, l’intera politica italiana è come un grosso Lou Ferrigno tinto di verde che mostra i muscoli fingendo di essere arrabbiato, arrabbiatissimo, senza pietà.

Pene severissime, divieti rigorosissimi e poi… ad esempio il limite del tasso di alcool nel sangue sta andando via via sempre più giù, ma se si va a guardare bene, chi causa incidenti supera quel limite di un ordine di grandezza e si capisce che non è abbassandolo ulteriormente che si risolve qualcosa.

La morale? Non è la presenza di una norma, di un divieto, che impedisce che avvenga un comportamento sbagliato.

Occorrerebbe capire il perché di quel comportamento e spesso si scoprirebbe che il problema è culturale.

Purtroppo, quando si cerca di risolvere un problema, spesso si scontentano persone e quindi diventa più importante non perdere voti che assolvere al proprio compito.

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Fughe e rientri

Posted by Domenico Delle Side Mon, 22 Dec 2008 23:01:00 GMT

Qualche giorno fa, guardando non ricordo quale TG, ho sentito di un piano del governo per stimolare il rientro dei cervelli. Si parla di un qualche tipo di sconto fiscale per le persone che ritornano in italia dopo aver lavorato all’estero. Secondo il governo i ricercatori italiani emigrati, ad esempio, dovrebbero tornare perché avrebbero uno sconto fiscale.

Sul momento non ci ho fatto caso più di tanto, l’ho interpretata come una delle solite panzane democratiche del nostro amato governo. Oggi, tuttavia, m’è ritornata in mente. Ci ho pensato un po’ e mi sono chiesto: “quale persona sana di mente lascerebbe un posto di lavoro in cui viene pagato bene, in cui viene considerato importante ed in cui, soprattutto, gli viene data la possibilità di fare ciò che ha sognato e per cui ha lottato?”.

Può mai essere qualche euro di sconto a far cambiare idea a queste persone?

Come se non bastasse, c’è un’altra cosa che mi fa pensare che un ricercatore non tornerebbe mai a queste condizioni: dopo essersi affrancato dal sistema di potere delle università italiane, non vorrà più averci a che fare. Tornare per cosa, quindi? Per scontrarsi con un qualche barone che cercherà di mettergli i bastoni tra le ruote?

Buonanotte al merito.

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Autoassoluzione

Posted by Domenico Delle Side Sun, 21 Dec 2008 14:52:00 GMT

Bertrand de Jouvenel ci aveva avvissati: «Chi possiede il diritto di cambiare indefinitamente le regole dell’azione non ha mai bisogno di infrangerle». Negli ultimi tempi, tuttavia, siamo arrivati ad un livello superiore, ad un peggioramento di questo malcostume: il politico infrange le regole e poi trova il modo per non farsi processare. È vero, questa prassi è stata utilizzata in pochi ed eclatanti casi, poiché il politico medio ha numerosi mezzi per salvare il suo “onore”.

Prendiamo l’esempio di un deputato (o senatore); per intercettarlo c’è bisogno dell’autorizzazione della camera di appartenenza, che generalmente la nega. Risultato? Bisogna trovare un altro modo per ottenere le prove del supposto crimine. Cosa si può fare? Bene, il magistrato potrebbe pensare di effettuare una perquisizione in casa del deputato. Niente da fare, anche qui ci vuole l’autorizzazione.

Supponiamo che, nonostante tutti questi ostacoli, il magistrato che conduce l’inchiesta ottenga delle prove concrete, a tal punto da chiedere l’arresto di questo deputato. Anche in questo caso, c’è bisogno dell’autorizzazione della camera d’appartenenza, che la nega puntualmente.

Supponiamo ancora che, nonostante tutto, il procedimento vada avanti e supponiamo che i fatti riguardino una mazzetta presa per un appalto pubblico. Nella migliore delle ipotesi, la prima udienza del processo sarà dopo 6 mesi e il deputato, trattenuto da inderogabili impegni, non potrà parteciparvi: tutto rimandato. Mettiamo in conto che questa storia si ripeterà per un po’ di volte e mettiamo in conto anche che la giustizia italiana è ingolfata da milioni di cause. Tutto ciò porterà il procedimento ad una destinazione: l’assoluzione per prescrizione dell’imputato.

Squilli di tromba, titoloni di giornali, messaggi a reti unificate: “assolto il politico. Era tutto un teorema dei giudici”. Peccato che la prescrizione sancisca, in maniera implicita, la colpevolezza di un imputato: chi è innocente viene “assolto per non aver commesso il fatto”. Nella prescrizione, invece, si dice che, visto che è passato un tempo “lungo” da quando è stato commesso un reato, lo Stato rinuncia a perseguire il colpevole.

Tutto questo sistema è stato architettato dai nostri politici per salvarsi, per autoassolversi: sono necessari solo un po’ di pazienza e sufficienti risorse finanziarie per pagarsi un buon avvocato. Il risultato è garantito.

Per questo motivo, la nuova tantentopoli partenopea farà una brutta fine e tra qualche hanno vedremo tutti i politici coinvolti lamentarsi della magistratura che ha agito in maniera politica, sostituendosi all’elettore, infrangendo la volontà popolare.

Un vero e proprio “ego me absolvo” della politica intera.

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Fervida fantasia

Posted by Domenico Delle Side Tue, 11 Nov 2008 10:38:13 GMT

Generalmente, in questo periodo mi sveglio un po’ “storto”, perché ci sono tante cose che non mi piacciono. Leggo i giornali (rigorosamente online, ho smesso di comprarli), leggo blog e mi informo, venendo a conoscenza di cose che provocano il mio disprezzo o il mio schifo.

Questa mattina, ad esempio, tra i feed rss che seguo ho visto un nuovo articolo su Italia dall’estero che parla di un progetto della Lega Nord: La Lega Nord vuole un registro dei senzatetto. “Bene, – mi sono detto – aggiungiamo altro schifo allo schifo”.

Dopo qualche ora, controllando sempre i miei feed, leggo un’altra notizia: Gli danno fuoco mentre dorme in strada in fin di vita clochard di Rimini.

Ecco, uno pensa male quando legge di queste cose, pensa in negativo. Chissà a cosa servirà questo registro… forse per sapere subito con chi andare a prendersela in caso di bisogno? Forse per trovare subito qualcuno da bruciare all’occorrenza?

Provo schifo.

Sono d’accordo con la tolleranza zero contro chi sbaglia (a partire dai colletti bianchi), ma prima di tutto sono d’accordo con il rispetto per l’essere umano, a prescindere dalla sue condizioni sociali.

Giorni fa, il bibliofilissimo Marcello Dell’Utri diceva che l’Antifascismo è un concetto obsoleto; aveva ragione, stando a quanto accade in Italia ad esser quanto mai attuale è “la legge del più forte”, ovvero il fascismo.

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La verità contraddittoria

Posted by Domenico Delle Side Tue, 13 May 2008 12:19:43 GMT

Del caso Travaglio-Schifani si è già detto tanto; dal mio punto di vista, sarebbe più corretto chiamarlo caso Schifani, poiché la questione scottante riguarda i suoi rapporti con persone condannate per mafia o per concorso esterno in associazione mafiosa (meglio esser precisi) e non il fatto che Marco Travaglio lo dica.

Gli intelligentissimi tromboni che si ergono a difesa del povero Schifani usano fondamentalmente 3 generi di argomentazioni per esprimere il proprio sdegno bipartisan:

  1. quello di Travaglio è un attacco politico per minare il dialogo tra maggioranza e opposizione;
  2. quella di Travaglio è una condotta giornalisticamente scorretta per l’assenza di contraddittorio durante le sue dichiarazioni;
  3. i fatti raccontati da Travaglio risalgono alla fine degli anni 70, mentre Vadalà e D’Agostino sono stati incriminati e processati circa 20 anni dopo.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza ed analizziamo queste argomentazioni. Ad esempio, supponiamo che la prima sia vera e chiediamoci a chi gioverebbe la rottura del dialogo tra le forze politiche. A Travaglio? Ne dubito. Ci dovrebbe essere, dunque, un mandante, una persona o una lobby che abbia spinto Travaglio a fare quelle dichiarazioni. Se così fosse, ci sarebbe qualche giornale e/o qualche media che si spenderebbe in difesa del giornalista, ma così non è.

Per questi motivi, la prima argomentazione sembra piuttosto inverosimile. Passiamo alla seconda. Si contesta a Travaglio il fatto che, durante le sue dichiarazioni, non ci fosse una parte pro-Schifani che potesse garantire il contraddittorio. Anche in questo caso, l’argomentazione è piuttosto debole: come stiamo notando in questi giorni, Schifani non ha bisogno di alcun contraddittorio per difendersi, la maggioranza dei politici ha fatto quadrato attorno a lui e lo difende.

I toni usati da Travaglio, inoltre, non erano per nulla quelli di un attacco; il giornalista NON HA DETTO “Schifani è un mafioso come i suoi ex-soci in affari”, ma solo che sarebbe stato opportuno che il neopresidente del Senato spiegasse agli elettori queste frequentazioni, cosa che non è stata mai fatta.

La lamentata assenza di contraddittorio, inoltre, non è per niente scandalosa, è normalissimo che una persona faccia delle dichiarazioni in TV ed altri gli rispondano successivamente; Schifani, anzi, è stato favorito dal modo in cui sono andate le cose, poiché in questo modo ha avuto modo di riflettere attentamente sulla sua replica e non rispondere a caldo, che è cosa ben diversa.

Si dice che nei telegiornali italiani il contraddittorio sia garantito, tuttavia, stando alla seconda argomentazione, la cosa non sarebbe vera; i politici, infatti, non hanno l’opportunità di poter rispondere in tempo reale alle dichiarazioni, ciò che ci viene propinato è solo un minestrone di dichiarazioni slegate le une dalle altre, senza alcuna possibilità di replica. Dove sarebbe qui il contraddittorio?

L’ultima argomentazione, poi, è la più incredibile, poiché va contro ogni logica. Secondo i succitati tromboni, Travaglio sarebbe scorretto e diffamatorio poiché Vadalà e D’Agostino sono stati condannati ben 20 anni dopo aver intrattenuto rapporti con Schifani. I succitati tromboni dovrebbero rendersi conto che una persona viene processata e giudicata per le azioni che ha commesso nel suo passato. Inoltre, il Vadalà occupava un ruolo decisionale ed è giusto ritenere che quello sia un posto che raggiunto attraverso una certa gavetta all’interno dell’organizzazione mafiosa e non da un giorno all’altro.

E’ perfettamente logico, dunque, supporre che il Vadalà ed il D’Agostino avessero a che fare con la mafia anche verso la fine degli anni 70 ed è ovvio anche che Schifani potesse non esserne a conoscenza; nessuno lo accusa di aver coscientemente intrattenuto rapporti con persone in odor di mafia, tuttavia è così difficile per il neopresidente del Senato ammetterlo pubblicamente e spiegarlo agli elettori?

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Giorni di fuoco

Posted by Domenico Delle Side Mon, 23 Jul 2007 15:21:16 GMT

Potrebbe sembrare che il titolo di questo post si riferisca al caldo che attanaglia l’Italia; non è così.

Il tema di questo articolo dovrebbe essere la politica, anche se mi disgusta dare un nome così alto ad un qualcosa di così schifoso.

Finiamola di girarci intorno, quello di cui vorrei parlare è il caso nato intorno alla richiesta della gip Forleo alle Camere: tutti i politici si affannano a eruttare dichiarazioni sdegnate, ad analizzare nei minimi dettagli le azioni della gip (non solo quelle istituzionali, ma anche quelle che riguardano la sua vita personale). Tutti sono pronti a dire la loro, ma la gip non ne ha il diritto, lei deve rimanere muta. Forse, essendo donna, è vittima della cultura siculo-pakistana di cui parlava l’ottimo ministro Amato?

Credo che la Forleo sia semplicemente una persona che cerca di fare il suo lavoro, nonostante tutto, nonostante le tante parole della gente che cerca di minare la sua credibilità.

Andare avanti nella storia intorno a tutto ciò è doveroso.

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Il caso Previti

Posted by Domenico Delle Side Sat, 06 May 2006 13:30:00 GMT

La sentenza che ha condannato Cesare Previti a 6 anni di carcere non ha alcunché di speciale; è una sentenza come tante, una sentenza che non deve scandalizzare, nè far gioire. Un cittadino della Repubblica, macchiatosi di alcuni reati, è stato giudicato e condannato, la realtà dei fatti è questa, punto.

Ciò nonostante, gli esponenti della Casa delle Libertà si lanciano in fantasiose difese (di Previti) e astiose accuse (nei confronti della magistratura) riuscendo alla fine in un teatrino che scandalizza quanto il colpevole silenzio dei leader dell’Unione, troppo occupati a spaventarsi delle possibili reazioni alle (manipolazioni delle) loro reazioni.

Senza dubbio, quello del politico non è un mestiere facile, ma di contro non lo è neppure quello dell’elettore, troppo disorientato e tradito da rappresentanti irresponsabili o troppo codardi. Forse, ormai, il problema della precarietà del lavoro si è trasferito anche agli elettori, facendoci diventare tutti dei precari dei nostri stessi interessi; siamo elettori giusto per il mese che precede le elezioni e poi, per il resto, non lo siamo più, dimenticandoci dei nostri diritti e dei nostri doveri.

Accade così che faccende come quella di Previti possono essere ignorate o completamente travisate, poiché dopo l’undici aprile ci hanno licenziati, dopo quella data non siamo stati più ritenuti abili alla politica.

Ricordiamocelo: Previti è stato condannato a 6 anni per corruzione di giudici nella vicenda della causa tra IMI e SIR. Previti è stato riconosciuto colpevole, il tutto attraverso un regolare procedimento (3 gradi di giudizio). Non c’è alcuna politica di mezzo in tutto questo, i fatti sono stati commessi ben prima che il caro avvocato romano scendesse in politica, e così pure le indagini a carico.

La realtà che si ha sotto gli occhi guardando la TV è sconfortante: nei programmi televisivi non si parla del caso Previti, oppure se ne parla solo ed esclusivamente a suo favore. Nessuna voce contraria, nessuna voce fuori dal coro.

Ogni giorno milioni di italiani, italiani (auto-?)licenziati dalla politica dopo il voto, vengono bombardati con il messaggio di un Previti innocente, di un Previti accusato e condannato ingiustamente. Il risultato di questa manovra è scontato: l’avvocatuccio si trasformerà come per incanto in un agnellino, vittima di un caso di malagiustizia.

In tutto questo L’Unione tace. La paura delle ritorsioni mediatiche è tanta, così tacciono; hanno già avuto l’esperienza delle dichiarazioni di Bertinotti su Mediaset. Parlando si richia di perder voti! Meglio lasciare che questi facciano il bello ed il cattivo tempo, piuttosto che essere civili e responsabili. Complimenti.

Comunque si legga la questione, un dato è certo: il contratto dell’elettore è scaduto e non sappiamo se e quando verrà rinnovato. Che razza di società civile si può costruire in questo modo?

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