Le mani avanti

Posted by Domenico Delle Side Tue, 23 May 2006 15:10:00 GMT

Attirare l’attenzione, abbaiare, sbraitare, avere sempre qualcosa da dire (anche se stupido): è questo il credo della nuova politica. Non che prima fosse meglio, fino a circa la metà degli anni ottanta siamo stati vittima del politichese più spinto, che è quell’arte retorica che consente di dar fiato alla bocca senza dir alcunché di concreto.

Dalla seconda metà degli anni ottanta, c’è stato un progressivo modificarsi della politica italiana, che è diventata via via sempre più televisiva, pur conservando sprazi di contatto diretto con le masse, ma che erano più che altro il retaggio culturale degli anni passati. Il nuovo politico era più spregiudicato e Craxi ne è stato un esempio.

Tutto è cambiato con l’elettroshock di tangentopoli, un’intera classe politica è stata messa in discussione e dalle sue ceneri è nato qualcosa di diverso, è nato un nuovo modo di far politica, tutto incentrato sull’io dei leader e sulla loro immagine. L’esempio più classico e scontato è Silvio Berlusconi, leader indiscusso ed indiscutibile di Forza Italia, il partito personale che ha creato per la sua personale crociata politica.

Di Berlusconi si è detto tanto e tanto si dirà ancora, pertanto si parlerà solo di un fenomeno recente del Cavaliere, emerso ed utilizzato solo nell’ultimo periodo, ovvero nel periodo pre-elettorale appena trascorso e nella puntata di ieri di Porta a Porta.

Nel clamore suscitato dalla discussa puntata di In Mezz’Ora, condotto da Lucia Annunziata, il nostro aveva annunciato il suo timore per dei supposti brogli elettorali: ”Temo che ci possano essere dei brogli: rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra”. Nelle polemiche seguite alla trasmissione, a mio avviso, non è stato dato il giusto peso a tale dichiarazione, alla quale si è ribattuto senza entrare nel merito della stessa.

Nessuno, ad esempio, ha spiegato il perché di quella dichiarazione; è stata sostanzialmente sottovalutata e presa come una delle tante frasi sensazionalistiche pronunciate dal nostro eroe. Non si è capita, tuttavia, una cosa fondamentale, con quell’accusa Berlusconi preparava il terreno per contrastare la sua sconfitta elettorale.

Proviamo a vedere la questione in quest’ottica, verificando con i fatti che i conti tornino. Berlusconi era certo di perdere, infatti, nei mesi precedenti le elezioni, il suo governo ha approvato una nuova legge elettorale (definita porcata da uno dei suoi relatori, l’ex ministro Calderoli), che era tesa proprio a confondere l’esito del voto. Più volte, infatti, diversi esperti hanno messo in luce le falle di tale legge, che con il premio di maggioranza su base regionale al Senato avrebbe (ed infatti ha) portato all’ingovernabilità della camera in questione. In questo modo, Berlusconi ha limitato i danni della sua sconfitta, poiché grazie a questo porcellum la vittoria dell’Unione non è stata netta.

L’altro fattore che evidenzia l’intima convinzione Berlusconiana di perdere, è il modo in cui ha condotto la campagna elettorale; ha giocato il tutto per tutto, ha estremizzato ogni sua esternazione, ha esasperato i suoi toni, ha portato la scelta elettorale sul terreno della scelta personale tra lui e Prodi, si è aggrappato a tutti gli appigli (molti) che l’avversario gli ha concesso per creare paura, incertezza e dubbio nell’elettorato. Sembrava quasi un toro prima di un rodeo, imbestialito, imbizzarrito, sempre scalciante e rabbioso.

Berlusconi, dunque, era convinto di perdere pertanto ha buttato le mani avanti, ha sentenziato che una sua sconfitta sarebbe stata il risultato dei brogli elettorali cui è avezza la sinistra. La sconfitta si è puntualmente verificata e le sue precedenti affermazioni gli hanno dato il permesso di recriminare. Alle sue lagnanze è stato dato un peso inaudito poiché erano state profetizzate e l’impatto emozionale della sua protesta ne è risultato amplificato, tanto che milioni di persone erano e sono convinte che lui abbia ragione parlando di brogli.

Allo stesso modo, nella serata di ieri, il Cavaliere ha nuovamente fatto ricorso a questa sottile tecnica retorica. Nel ”vespasianoPorta a Porta, ha dichiarato di essere sicuro (portando a supporto delle sue affermazioni la solita selva di numeri da lotto, probabilmente venuti in sogno al suo fido Bonaiuti) che, ricontando i voti delle ultime politiche, il risultato elettorale cambierebbe; tuttavia – sempre stando a quanto dichiarato – ciò non avverà, poiché la sinistra sta occupando tutti i posti di potere. Ovviamente, il risultato elettorale non cambierà e lui avrà nuovamente la strada spianata per criticare, avendo profetizzato l’evento.

In soldoni, la tecnica è semplice: le mani avanti, per parare il culo.

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Lo stato-azienda

Posted by Domenico Delle Side Tue, 16 May 2006 14:05:00 GMT

Il nostro caro B. ci ha deliziati negli ultimi anni con i suoi sogni (o follie, a seconda dei punti di vista); tra questi, uno dei più ripetuti e sottovalutati è l’idea dello stato-azienda. Secondo quanto detto dal nostro, dunque, l’Italia sarebbe un società di capitali, resterebbe solo da chiarirne il tipo.

Pur mantenendo delle regioni di contatto, ovvero dei punti in cui la similitudine regge, quello che dovrebbe balzare agli occhi è che gli scopi di stato ed azienda sono differenti. Un’azienda, infatti, ha come obiettivo quello di produrre utili; lo stato, invece, è un ente che ha come scopo il benessere dei propri cittadini. Le due entità, dunque, perseguono fini differenti che non sempre sono sovrapponibili, principalmente perché un’azienda non ha alcuna etica da rispettare.

Ricordo chiaramente le parole del Nobel per l’economia Milton Friedman, secondo il quale un’azienda non dovrebbe impegnarsi nel sociale, a meno che non lo faccia specificatamente per carpire la fiducia delle persone (ovvero i suoi potenziali “clienti”). Friedman spiegava la cosa dicendo che una società di capitali non ha alcun interesse per lo stato di salute della società civile, a meno che questo non coincida con i suoi affari; solo in questo caso, infatti, avrebbe un ritorno da questo tipo impegno, che è visto dunque come un investimento che dovrà produrre i suoi frutti in termini economici.

Tradotto in parole più semplici, il pensiero di Friedman non fa altro che confermare quanto sostenuto in precedenza, ovvero che un’azienda ignori cosa sia l’etica, poiché esclusivamente votata a perseguire il suo profitto. Trasportare questo principio in un stato è grave, poiché uno stato è essenzialmente etica. Per intenderci, per uno stato è lecito spendere dei soldi senza avere un utile economico di ritorno, poiché ha come primo obiettivo il benessere dei propri cittadini. Lo stesso discorso non andrebbe bene per una società per azioni, ad esempio.

Lo stato-azienda, pertanto, è una pericolosa accozzaglia di populismo ed eversione, poiché è il prodotto di una cultura priva di morale, una cultura che non pone al centro di sè stessa l’uomo, ma il denaro, il potere e che giustifica qualunque cosa pur di raggiungere o mantenere il potere e le ricchezze.

Questa è l’eredità sociale di 5 anni di governo Berlusconi, ovvero una società civile ridotta ai minimi termini, ridotta ad un marasma di interessi in lotta per prevalere. A volte, tutto ciò viene giustificato ricordando Machiavelli e la sua frase (che poi sua non è…) secondo la quale «il fine giustifica i mezzi», ma a ben vedere anche questa è una delle più grandi bugie propinate al genere umano. La realtà è che mezzi barbari imbarbariscono qualsiasi fine, per quanto nobile esso sia.

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Quello che non viene detto

Posted by Domenico Delle Side Tue, 09 May 2006 05:26:00 GMT

Riporto alcune frasi di Bellachioma tratte dal libro Le mille balle blu di Marco Travaglio e Peter Gomez, edito da Bur:

«Voi ex democristiani mi avete rotto il cazzo, me lo hai rotto tu e il tuo segretario Follini. Basta con la vecchia politica. Conosco i vostri metodi da irresponsabili. Fate favori di qua e di là e poi raccogliete voti, ma io vi denuncio, non ve la caverete a buon mercato, vi faccio a pezzi. Io le televisioni le so usare e le userò. Chiaro? Mi avete rotto i coglioni. Non mi faccio massacrare due anni e mezzo per poi schiattare come un pollo cinese. Se andiamo avanti in questo modo ci stritolano, lo capite o no, affaristi che non siete altro?» (Invettiva pronunciata durante una verifica di governo. Fonte: Libero del 6 febbraio 2004).

«SB: Mi hai rotto i coglioni… Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire. MF: Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo. SB: Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset. MF: Sulle reti Mediasete ho avuto 42 secondi in un mese. SB: Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai. MF: Ci mancherebbe pure che mi attacchino. SB: Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv. MF: Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato» (Alterco tra Silvio Berlusconi e Marco Follini in occasione di una verifica di governo, pubblicato in vari giornali del 12 luglio 2004).

Da entrambi si evince chiaramente ed oltre ogni ragionevole dubbio il rapporto del Berlusconi con le TV e cioè quello di un padrone che non ha mai abbandonato le sue proprietà, come vuol far credere. Non è un caso, infatti, l’utilizzo del possessivo “mie” nella seconda frase in grassetto; chi abbandona, lascia qualcosa, non lo userebbe, sia che questo abbandono sia forzato o meno. I fatti potrebbero essere altri, ovvero che il Cavaliere abbia solo abbandonato la guida delle sue tv, mentre di fatto continua ad esercitare su di loro la stessa influenza del passato.

Il motivo di questa manovra occulta è semplice: senza il suo video-potere, Berlusconi è un personaggio monco, uno pseudo-politico che non può esercitare il suo potere sulle menti acritiche dei tanti homo videns cui i suoi messaggi si rivolgono. B., infatti, è un personaggio televisivo, un preoccupante fenomeno da baraccone prestato alla politica, e nel suo agire si possono notare nettamente le caratteristiche della sua provenienza.

La televisione è il “luogo” in cui trionfano le stranezze; non ci si trovano mai le storie delle persone normali, ma solo estremi, sia che questi siano positivi o negativi. Non si troverà mai, ad esempio, la storia di un normale cittadino che esce dalla sua normale casa e fa un normale incidente. Diversa è la situazione, invece, in cui un cittadino particolare, che abita in una villa da mille ed una notte, faccia un incidente degno di una pista da macchine da scontro, con carambole, salti, auto che volano per aria, esplosioni. Nell’ultimo caso, la televisione darebbe ampio spazio all’evento.

B. segue lo stesso criterio nelle sue esternazioni, sapendo che le tv, non solo le sue, premiano il sensazionalismo, tutte le sue dichiarazioni sono esagerate, esasperate, portate alle estreme conseguenze, in modo da colpire il pubblico, di carpirne l’attenzione (e buona fede…). Il guaio con questo modo di fare è che non c’è bisogno di dire cose sensate, di dire verità; l’unica necessità è generare emozioni nel video-elettore.

B. è maestro nel mescolare il suo sensazionalismo con il populismo, anch’esso esasperato. Il “contratto con gli italiani” del 2001 è un fulgido esempio di questo suo modo di fare. In questo modo riesce a raggiungere tutti gli strati sociali e a toccarli nei loro interessi, nei loro bisogni, nelle loro necessità.

E’ chiaro, dunque, che il modo di fare di B. è quello del manipolatore, del persuasore occulto che sfrutta le tv per innondare gli elettori con i suoi messaggi ammalianti, come una sirena.

Diffidare di Berlusconi è un obbligo e un dovere morale.

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L'album dei calciatori

Posted by Domenico Delle Side Sun, 07 May 2006 23:53:00 GMT

Sembrerà strano, ma il clamore suscitato dalla prossima elezione del nuovo presidente della Repubblica mi ha fatto tornare alla mente uno degli aspetti che ha allietato la mia fanciullezza. Fino ai 10 anni ho sempre acquistato l’album dei calciatori, quello storico, mitico della Panini e ci giocavo assieme agli amici.

Non c’erano ancora i vari Del Piero o Adriano, ai tempi si parlava di Gullit, Van Basten, di un giovane di belle speranze (Baggio); io ed i miei amici compravamo le bustine di figurine adesive e ci divertivamo a riempire il nostro album.

Capitava alle volte che uno di noi avesse la figurina che serviva all’altro, dando così il via ad interminabili e complessi accordi di scambio per la cessione dell’effigie adesiva; chi ci sapeva fare, poteva scambiare molto favorevolmente. Ad esempio, quando ormai mi mancavano solo 2 calciatori per finire un album, ho scambiato uno dei mancanti per ben 10 figurine, roba da matti!

Eravamo bambini, queste cose ce le potevamo permettere, erano gli anni della spensieratezza e li ricordo ora con tanta nostalgia.

C’è, tuttavia, chi rimane bambino per tutta la vita, ad esempio i nostri politici, che fanno lo stesso commercio con le figure istituzionali. «Va bene, ti do un presidente della Camera ed uno del Senato, ma tu mi dai quello della Repubblica!». Sembrano proprio questi i discorsi ai quali si assiste, in barba alla nostra Costituzione. Già, la nostra Costituzione; certe volte mi sembra come una di quelle signore anziane dimenticate in qualche ospizio dai figli, ma che ancora vendono cara la pelle. Speriamo sopravviva agli attacchi.

Secono la nostra carta costituente, il presidente della Repubblica è il rappresentante dello Stato e dell’Unità Nazionale, ma se viene scelto in questo modo, chi volete che rappresenti? Se fossi io a rispondere a questa domanda, direi che rappresenterebbe esclusivamente dei biechi conticini di palazzo, più infimi di quelli che si fanno al mercatino all’angolo.

Proprio per ciò che rappresenta, il presidente della Repubblica deve essere una persona di alto spessore morale e civico, ed è per questo motivo che le candidature di D’Alema e Letta mi fanno ridere (o piangere, a seconda dei punti di vista).

Rinfreschiamoci un po’ la memoria. D’Alema, negli anni 80, si è salvato da un’accusa di corruzione (a Bari, complice il proprietario poco di buono delle Case di Cura Riunite) solo grazie alla prescrizione. Inoltre, il nostro baffetto ha dato il meglio di sè in occasione della Bicamerale, dando luogo ad un repertorio di inciuci degno da guinnes dei primati (primati nel senso di scimmie).

Veniamo a Letta. Prima di scendere in politica, Mister Sorriso era un alto dirigente Fininvest e per tanti anni è stato l’ufficiale di collegamento dell’azienda con il mondo politico, esponente pertanto di un potere lobbystico che di morale ha ben poco.

In Italia i nomi eccellenti non mancano, basti pensare all’insigne politologo Giovanni Sartori o all’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky. Queste persone hanno il solo torto di essere serie e civili, qualità queste che non vanno d’accordo con la politica italiana.

E’ un vero peccato, poiché questa è un’occasione per cambiare, un punto di partenza per una rinascita della nazione. Dopo una tornata elettorale che ha mostrato un paese equamente diviso, dunque indeciso e stanco della politica, un personaggio esterno a questa sarebbe potuto essere il collettore di un rinnovato interesse civico.

Come diceva il compianto Paolo Sylos Labini, siamo “un paese a civiltà limitata”, ma sono sicuro che dentro ognuno di noi ci sia ancora un piccolo residuo di amor proprio e di amor di patria. Solo facendo ricorso a questi residui possiamo sperare di diventare un popolo migliore.

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Il caso Previti

Posted by Domenico Delle Side Sat, 06 May 2006 13:30:00 GMT

La sentenza che ha condannato Cesare Previti a 6 anni di carcere non ha alcunché di speciale; è una sentenza come tante, una sentenza che non deve scandalizzare, nè far gioire. Un cittadino della Repubblica, macchiatosi di alcuni reati, è stato giudicato e condannato, la realtà dei fatti è questa, punto.

Ciò nonostante, gli esponenti della Casa delle Libertà si lanciano in fantasiose difese (di Previti) e astiose accuse (nei confronti della magistratura) riuscendo alla fine in un teatrino che scandalizza quanto il colpevole silenzio dei leader dell’Unione, troppo occupati a spaventarsi delle possibili reazioni alle (manipolazioni delle) loro reazioni.

Senza dubbio, quello del politico non è un mestiere facile, ma di contro non lo è neppure quello dell’elettore, troppo disorientato e tradito da rappresentanti irresponsabili o troppo codardi. Forse, ormai, il problema della precarietà del lavoro si è trasferito anche agli elettori, facendoci diventare tutti dei precari dei nostri stessi interessi; siamo elettori giusto per il mese che precede le elezioni e poi, per il resto, non lo siamo più, dimenticandoci dei nostri diritti e dei nostri doveri.

Accade così che faccende come quella di Previti possono essere ignorate o completamente travisate, poiché dopo l’undici aprile ci hanno licenziati, dopo quella data non siamo stati più ritenuti abili alla politica.

Ricordiamocelo: Previti è stato condannato a 6 anni per corruzione di giudici nella vicenda della causa tra IMI e SIR. Previti è stato riconosciuto colpevole, il tutto attraverso un regolare procedimento (3 gradi di giudizio). Non c’è alcuna politica di mezzo in tutto questo, i fatti sono stati commessi ben prima che il caro avvocato romano scendesse in politica, e così pure le indagini a carico.

La realtà che si ha sotto gli occhi guardando la TV è sconfortante: nei programmi televisivi non si parla del caso Previti, oppure se ne parla solo ed esclusivamente a suo favore. Nessuna voce contraria, nessuna voce fuori dal coro.

Ogni giorno milioni di italiani, italiani (auto-?)licenziati dalla politica dopo il voto, vengono bombardati con il messaggio di un Previti innocente, di un Previti accusato e condannato ingiustamente. Il risultato di questa manovra è scontato: l’avvocatuccio si trasformerà come per incanto in un agnellino, vittima di un caso di malagiustizia.

In tutto questo L’Unione tace. La paura delle ritorsioni mediatiche è tanta, così tacciono; hanno già avuto l’esperienza delle dichiarazioni di Bertinotti su Mediaset. Parlando si richia di perder voti! Meglio lasciare che questi facciano il bello ed il cattivo tempo, piuttosto che essere civili e responsabili. Complimenti.

Comunque si legga la questione, un dato è certo: il contratto dell’elettore è scaduto e non sappiamo se e quando verrà rinnovato. Che razza di società civile si può costruire in questo modo?

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