Posted by Domenico Delle Side
Mon, 15 Dec 2008 22:59:00 GMT
Magari è troppo presto per dare un nome al nuovo governatore della regione Abruzzo con tutti i crismi dell’ufficialità, però le dichiarazioni non mancano.
Si parte dai politici minori, Bocchino (An) dichiara: “I dati elettorali dell’Abruzzo provano da un lato la bontà dell’azione governativa di questi primi mesi di legislatura e dall’altro la tendenza suicida del Partito democratico, che avendo consegnato la guida e la linea dell’opposizione a Di Pietro rischia di crollare irrimediabilmente nei consensi” e continua in una nota “C’è da augurarsi che Veltroni comprenda adesso che l’Italia ha bisogno di un’opposizione costruttiva e dialogante, pronta a lavorare assieme per riformare profondamente il paese”.
Berlusconi, ispiratore e/o dettatore di tutte le dichiarazioni del PDL, afferma che il PD avrebbe perso per essersi “troppo schiacciato” su Antonio Di Pietro, il cui progresso elettorale è considerato in qualche misura preoccupante.
Gli esponenti del PD, invece, dicono per lo più banalità e ovvietà.
Su tutto mi colpisce il senso quasi unico dei ragionamenti dei PDLlini, secondo cui sarebbe quasi colpa di Di Pietro se la loro compagine ha vinto! Qualcosa non mi torna: se fosse vero che il PD sta andando allo sfacelo per colpa dell’ex pm, perché non fare semplicemente buon viso a cattivo gioco e lasciare che l’opposizione si autodistrugga?
Ohibò quanto sono stupido ed ingenuo! È chiaro, fanno queste dichiarazioni contrarie al loro interesse perché hanno a cuore il dialogo ed il confronto democratico; lo fanno per il bene del paese!
Sarà, ma ricordo il buon Totò e faccio subito intervenire la sezione CNF (ccà nisciuno è fesso) della mia testa: stiamo parlando di politica, il niente per niente non è contemplato.
Diciamocelo: Di Pietro fa paura a questa politica perché non accetta i suoi costumi mafiosi, così tutti lo attaccano ed il PDL tende la mano al PD, partito molto più accomodante rispetto all’IdV. Sarà pure sgrammaticato, a volte inopportuno, ma sta riuscendo ad incarnare un modello di politico pulito e penso proprio che continuerà a crescere nei consensi.
In ultimo, un plauso ai dirigenti del PD, senza la loro pochezza Tonino Di Pietro non avrebbe mai potuto emergere così rapidamente. Un altro plauso ai soli dirigenti del PD di provenienza DS per essersi saputi auto-annientare: degli ex-comunisti (sembrerà strano, ma per me comunista non è una parolaccia) che non si accettavano così com’erano e che, cercando di assomigliare di più ai propri avversari, stanno finendo col lasciarci le penne. Forse anche senza accorgersene.
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Posted by Domenico Delle Side
Wed, 10 Dec 2008 20:28:44 GMT
Di tanto in tanto è bene rinfrescare la memoria, quindi eccomi qui con un esercizio.
«Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia, perché questo è stato un disastro che abbiamo combinato insieme, in giro per il mondo. Dalla Piovra in giù. Noi ce ne siamo resi conto, ma tutto questo ha dato del nostro Paese una immagine veramente negativa… Si pensa all’Italia, e sapete cosa viene in mente… C’è chi dice che c’è anche la mafia, nella realtà italiana. Ebbene, non so fino a che punto, rispetto alla realtà vera e operosa dell’Italia. Eppoi, che cos’è la mafia? Un decimillesimo, un milionesimo. Quanti sono gli italiani mafiosi rispetto a 57 milioni di cittadini? E noi non vogliamo che un centinaio di persone diano una immagine negativa in tutto il mondo…»
La frase dovrebbe essere stata pronunciata il 15 Ottobre 1994; indovinate da chi, anche se è facile…
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Posted by Domenico Delle Side
Tue, 27 Jun 2006 09:04:00 GMT
Non penso di fare un torto a qualcuno, riappropriandomi in parte di un modo dire che ci è stato rubato con la forza da più di dieci anni. In questi giorni di impegno civile e politico, in questi giorni di mondiali di calcio, più di una volta ho sentito il bisogno di celebrare il mio paese, di incitarlo alla scelta giusta, ma mi fermavo all’improvviso, ricordandomi di dover scegliere accuratamente l’urlo da utilizzare.Mi sento un po’ Fonzie di Happy Days, che non riusciva a pronunciare la frase «Ho sbagliato»; a me accade altrettanto quando vado a pronunciare «Forza Italia» (anche scriverlo, ora, è stata un’impresa…).
Oggi è diverso, oggi si può fare uno strappo perché quella di ieri è stata una giornata da ricordare, una giornata speciale in cui l’Italia ha vinto e lo ha fatto su più fronti. Ha vinto nel calcio, purtroppo senza convincere ed emozionare, ed ha soprattutto vinto esprimendo il suo no ad una riforma costituzionale indegna.
Il pericolo, il rischio sono stati altissimi; in caso di una vittoria del si, saremmo stati sull’orlo di un ritorno al fascismo, nella sua versione moderna: la telecrazia. Gli italiani, fortunatamente, hanno espresso il loro sonoro no ed hanno così allontanato le ombre.
Per natura sono diffidente e non mi spiego come mai, dopo delle elezioni politiche incerte come le ultime, il risultato referendario sia stato così netto. D’accordo, quello di un referendum non è un voto politico, ma un voto da fare secondo coscienza; tuttavia mi sarei aspettato un risultato più combattuto, in cui si e no avessero battagliato per prevalere l’uno sull’altro.
Questo no mi puzza. Sia chiaro, non ci vedo brogli, quelli li vede solo il cavaliere con l’ausilio dei suoi compari; tuttavia mi sembra strano che gli italiani, ben 15 milioni di italiani, siano stati così decisi. Il timore è che la telecrazia non ci abbia abbandonati, ma abbia soltanto cambiato padrone. È prematuro affermare qualcosa del genere, soprattutto visto il potere mediatico dell’altra parte, ma non credo alle improvise prese di coscienza del popolo italiano. Come è possibile che in così poco tempo un popolo cambi radicalmente le sue vedute?
Il dubbio rimane, ma è un giorno speciale, perciò preferisco godermi le vittorie; almeno per oggi preferisco stare con il sorriso beato, sorriso che aumenta sempre più leggendo le dichiarazioni dei vari Berlusconi, Bondi, Cicchitto e soci.
Solo qualche giorno addietro, il cavaliere ha dichiarato al GR1: «Votare Sì per dare una lezione al governo Prodi, al governo con undici ministri comunisti, in cui ci sono ministri che vanno in piazza assieme ai centri sociali e con gli omosessuali, che mettono ex terroristi a capo delle commissioni parlamentari e che rappresentano il partito delle tasse». Cosa aspettarsi a questo punto se non una dichiarazione di un suo scudiero che, a risultato ottenuto, minimizzi la sconfitta e neghi quanto detto dal capo? Puntuale, infatti, arriva il prode Osvaldo Napoli, che dice: «La vittoria del no, netta e indiscutibile, non e’ la vittoria del governo e non coincide neppure con la sconfitta della Cdl … Una simile analisi avrebbe presupposto una strumentalizzazione del voto referendario che non c’e’ mai stata da parte della Cdl…».
La vetta più alta, però, si raggiunge con il saggio Bondi, che in una sorta di liberazione a metà tra il rutto e la scorreggia afferma: «Il risultato del referendum impone una riflessione su due questioni decisive per il futuro del Paese: la prima riguarda le ragioni per le quali il Mezzogiorno non ha compreso la validita’ e la necessita’ anche per il Sud della riforma costituzionale; la seconda riguarda il crescente divario del Nord rispetto al resto d’Italia, una divaricazione che pone una questione politica nazionale che nessuno puo’ ignorare. Solo la Casa delle Liberta’ (come dimostrano le prime reazioni della sinistra) ha la possibilita’ di tenere insieme questi diversi fili nel quadro di un progetto politico di cambiamento e di rinnovamento dell’Italia».
La traduzione di questa affermazione non è un compito semplice, i messaggi sono ben nascosti e piuttosto aulici, ma il significato non dovrebbe essere lontano da: «Al sud non capiscono un cazzo; noi del nord ce li dobbiamo togliere dai coglioni e solo la CdL può riuscire in questa impresa».
Sorrido, sorrido beato, ma mi rendo conto che il pericolo sia solo scampato, non annulato del tutto.
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Posted by Domenico Delle Side
Mon, 29 May 2006 22:12:00 GMT
Per certe persone, l’indecenza non conosce un limite; ora starete già pensando che si parli del cavaliere, ma no, non è questo il caso. Questa volta l’illuminato è il direttore de La Padania, Gianluigi Paragone, che ha proposto come nuovo senatore a vita (visto che ne manca uno per completare la formazione) niente meno che, rullo di tamburi, Umberto Bossi!
Rinfreschiamoci la memoria: un senatore a vita viene ordinato dal presidente della Repubblica ed è scelto tra i cittadini che, nel corso della propria vita, si sono distinti per meriti politici, culturali, scientifici o artistici, dando così lustro all’Italia. E’ sicuramente il caso di Bossi: i suoi “Roma ladrona!” hanno senza ombra di dubbio lustrato l’immagine del bel paese.
Se ci fosse un secondo termine, sarebbe proprio il caso di dire che il Paragone non regge.
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Posted by Domenico Delle Side
Tue, 09 May 2006 05:26:00 GMT
Riporto alcune frasi di Bellachioma tratte dal libro Le mille balle blu di Marco Travaglio e Peter Gomez, edito da Bur:
«Voi ex democristiani mi avete rotto il cazzo, me lo hai rotto tu e il tuo segretario Follini. Basta con la vecchia politica. Conosco i vostri metodi da irresponsabili. Fate favori di qua e di là e poi raccogliete voti, ma io vi denuncio, non ve la caverete a buon mercato, vi faccio a pezzi. Io le televisioni le so usare e le userò. Chiaro? Mi avete rotto i coglioni. Non mi faccio massacrare due anni e mezzo per poi schiattare come un pollo cinese. Se andiamo avanti in questo modo ci stritolano, lo capite o no, affaristi che non siete altro?» (Invettiva pronunciata durante una verifica di governo. Fonte: Libero del 6 febbraio 2004).
«SB: Mi hai rotto i coglioni… Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire. MF: Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo. SB: Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset. MF: Sulle reti Mediasete ho avuto 42 secondi in un mese. SB: Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai. MF: Ci mancherebbe pure che mi attacchino. SB: Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv. MF: Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato» (Alterco tra Silvio Berlusconi e Marco Follini in occasione di una verifica di governo, pubblicato in vari giornali del 12 luglio 2004).
Da entrambi si evince chiaramente ed oltre ogni ragionevole dubbio il rapporto del Berlusconi con le TV e cioè quello di un padrone che non ha mai abbandonato le sue proprietà, come vuol far credere. Non è un caso, infatti, l’utilizzo del possessivo “mie” nella seconda frase in grassetto; chi abbandona, lascia qualcosa, non lo userebbe, sia che questo abbandono sia forzato o meno. I fatti potrebbero essere altri, ovvero che il Cavaliere abbia solo abbandonato la guida delle sue tv, mentre di fatto continua ad esercitare su di loro la stessa influenza del passato.
Il motivo di questa manovra occulta è semplice: senza il suo video-potere, Berlusconi è un personaggio monco, uno pseudo-politico che non può esercitare il suo potere sulle menti acritiche dei tanti homo videns cui i suoi messaggi si rivolgono. B., infatti, è un personaggio televisivo, un preoccupante fenomeno da baraccone prestato alla politica, e nel suo agire si possono notare nettamente le caratteristiche della sua provenienza.
La televisione è il “luogo” in cui trionfano le stranezze; non ci si trovano mai le storie delle persone normali, ma solo estremi, sia che questi siano positivi o negativi. Non si troverà mai, ad esempio, la storia di un normale cittadino che esce dalla sua normale casa e fa un normale incidente. Diversa è la situazione, invece, in cui un cittadino particolare, che abita in una villa da mille ed una notte, faccia un incidente degno di una pista da macchine da scontro, con carambole, salti, auto che volano per aria, esplosioni. Nell’ultimo caso, la televisione darebbe ampio spazio all’evento.
B. segue lo stesso criterio nelle sue esternazioni, sapendo che le tv, non solo le sue, premiano il sensazionalismo, tutte le sue dichiarazioni sono esagerate, esasperate, portate alle estreme conseguenze, in modo da colpire il pubblico, di carpirne l’attenzione (e buona fede…). Il guaio con questo modo di fare è che non c’è bisogno di dire cose sensate, di dire verità; l’unica necessità è generare emozioni nel video-elettore.
B. è maestro nel mescolare il suo sensazionalismo con il populismo, anch’esso esasperato. Il “contratto con gli italiani” del 2001 è un fulgido esempio di questo suo modo di fare. In questo modo riesce a raggiungere tutti gli strati sociali e a toccarli nei loro interessi, nei loro bisogni, nelle loro necessità.
E’ chiaro, dunque, che il modo di fare di B. è quello del manipolatore, del persuasore occulto che sfrutta le tv per innondare gli elettori con i suoi messaggi ammalianti, come una sirena.
Diffidare di Berlusconi è un obbligo e un dovere morale.
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