Un paese mafioso/3: antitalianismi

Posted by Domenico Delle Side Mon, 12 Oct 2009 17:25:00 GMT

Come si fa ad essere antitaliani? Quale patente bisogna prendere? Senza dubbio, questa parola è la moda delle ultime settimane e ne sentiamo parlare costantemente sui mezzi d’informazione.

Ma cosa vuol dire essere antitaliano? Io me lo chiedo da un po’ di giorni e non mi ci sono raccapezzato più di tanto. Così mi ripeto delle domande alle quali (vuoi per incapacità personale, vuoi difficoltà effettiva e vuoi per ingenuità) non riesco a darmi una risposta.

  1. È da antitaliano pretendere moralità in politica?
  2. È da antitaliano desiderare che venga punito il malaffare?
  3. È da antitaliano pensare che sia possibile un futuro migliore per le nuove generazioni?
  4. È da antitaliano sperare che venga resa giustizia a dei martiri laici come Falcone e la moglie, Borsellino e tutti gli agenti delle loro scorte?
  5. È da antitaliano aspirare ad una società della legalità?

Bene, se la risposta a tutte queste domande è “si”, io sono un forte, fortissimo antitaliano. E sono così cieco nella mia “colpa”, da chiedermi spudoratamente in cosa consista il mio antitalianismo.

Dal mio punto di vista, sebbene corra il rischio di essere antitaliano, io mi sento in pace con me stesso, perché sono intimamente convinto che pretendere, desiderare, pensare, sperare ed aspirare a quanto scritto sia proprio di ogni cittadino retto ed onesto.

Così, mi rendo conto di avere la mente tanto annebbiata da sentimenti negativi (scegliete voi quali, secondo gusti personali e moda del momento) da portare ancora oltre la mia “colpa”.

Dal mio punto di vista, infatti, la scelta non è tra l’essere anti-italiano e non, ma tra due differenti inclinazioni alla vita, che niente hanno a che vedere con la fede politica: essere cittadini onesti (sebbene anti-italiani) ed essere mafiosi dentro.

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Ovviamente, la storia non finisce qui, perché non appena si pone la questione in questi termini, viene tirata fuori un’argomentazione che mi atterrisce: una posizione come la mia sarebbe segno de «...l’elitarismo di un pezzo di cultura italiana che ama il proprio paese, ma al tempo stesso lo rifiuta, perché lo vorrebbe diverso da ciò che è ...».

Bene, se questi pensieri sono propri di una ristretta elité culturale, ecco spiegato perché nella nostra nazione ci siano tanti aspetti che lasciano a desiderare.

Per come vedo le cose, non serve far parte di una elité culturale per essere onesti, basta solo essere educati a tale valore e probabilmente quello che manca al popolo italiano e proprio l’educazione all’onestà.

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Comments

  1. http://diario_estemporaneo.ilcannocchiale.it said about 4 hours later:

    Ho letto l’articolo di Miguel Gotor che hai linkato. A un certo punto scrive anche: “Qualcosa sfugge agli osservatori stranieri: tra l’Italia di Berlusconi che urla al golpe e l’altra che urla al regime, c’è la maggioranza di questo paese, indignata nel vedere la propria nazione alla berlina dell’opinione pubblica internazionale, ma allo stesso tempo scettica sugli argomenti del governo.” Ecco, io credo che se ci siamo ridotti in queste condizioni, lo dobbiamo proprio a quella maggioranza “di mezzo” che sta a guardare, incapace di prendere una posizione contro il governo, ma pronta a sparare sentenze contro la “minoranza elitaria” che ama questo Paese, ma non è disponibile a rinunciare alla critica nel tentativo di migliorarlo.

  2. Nico said about 6 hours later:

    Bene, mi rendo conto di essere buonista, ma dal mio punto di vista quella maggioranza non ha tutte le responsabilità di questa situazione.

    Ha demandato, anche come effetto di stimoli esterni, finché non è arrivato il momento in cui (all’alba di circa 30 anni fa) l’hanno progressivamente messa in uno stato di quiescienza in cui è lasciata penetrare solo una determinata versione della realtà.

    Ci vedo ignavia, magari anche “involontaria”, fatta giusto per comodità ed il risultato finale è che ormai questa maggioranza non è più in grado di uscire da questo stato di cose, perché non riesce a “vedere” diversamente.

    Bon, mi sembra di aver descritto Matrix.

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