Tre quarti e tre quarti

Domenico Delle Side, 15 Luglio 2008

“Tre quarti e tre quarti” era uno dei tanti inganni che i signorotti della Marsica perpetrarono ai danni dei cafoni di Fontamara, il celebre romanzo di Ignazio Silone. Il potente di turno aveva bisogno di più acqua per i suoi campi, così decise di modificare il corso del fiumiciattolo che i cafoni utilizzavano per irrigare i loro appezzamenti, provocandone l’insorgimento.

A sistemare la questione arrivò il segretario comunale, che propose un accordo vantaggioso per tutti: tre quarti dell’acqua (più della metà) sarebbe stata per i contadini fontamaresi e tre quarti per il rispettabilissimo don Carlo Magna.

I contadini tornarono al loro lavoro contenti e soddisfatti dell’accordo trovato, visto che avevano ottenuto più della metà dell’acqua, salvo poi rendersi conto che di acqua ne arrivasse pochissima.

In questo aneddoto è concentrato il malcostume italiano, malcostume che possediamo ormai quasi geneticamente e che resiste spudoratamente al tempo, senza bisogno di alcun lifting. Fontamara è stato scritto circa 70 anni fa, era il 1930, ma i comportamenti descritti si ripetono pari pari anche oggi, con scenari differenti.

Il potere cerca di ottenere altro potere con la prevaricazione e l’inganno, i cittadini si ribellano e l’imbonitore del momento li convince della bontà/necessità della scelta attraverso la quantità. Ai cafoni fontamaresi era bastato sapere che tre quarti è più della metà per accettare; a noi, invece, basta sentire dei milioni di euro sprecati in intercettazioni telefoniche, delle decine di nazioni civili che hanno delle forme di protezione per le alte cariche dello stato e via dicendo. Poco importa il perché di questi numeri, poco importa se servono solo ed esclusivamente a coprire le malefatte dei politici italiani.

La quantità ha il privilegio sulla qualità.

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