Fenomenologia (politica) del signor "Piacere"

Domenico Delle Side, 21 Febbraio 2012

piacere

Per indole, non mi dispiace affatto vedere gente che fa politica con passione; tuttavia (e questa volta per esperienza personale) ho imparato ad essere piuttosto diffidente verso le “novità” politiche o verso chi si presenta come tale. Diffidenza che si manifesta oggi nei confronti del Movimento Regione Salento (di seguito abbreviato in MRS), non tanto per la gente che ne fa parte, quanto per alcuni dubbi sulla forma e la sostanza della proposta e sul “principale proponente”.

Tengo a precisare che ritengo l’attività del MRS pienamente legittima e mai mi sognerei di impedire a delle persone di fare qualcosa in cui credono. La prassi politica, tuttavia, sarebbe priva di significato se non fosse sottoposta al vaglio critico dei cittadini, a prescindere dai risultati dei singoli “test” elettorali.

Per parlare con cognizione di causa di qualcosa occorre documentarsi, così ho sfruttato la Rete per cercare informazioni più dettagliate sul MRS ed ho scoperto che il progetto non è poi così peregrino, nel senso che a prima vista il nome del movimento trae decisamente in inganno. Stando a quanto si afferma sul sito, il MRS ha un respiro molto più ampio rispetto a quello che il nome lascerebbe intendere: da un’Italia composta da 20 regioni e 110 provincie, i movimentisti vorrebbero passare ad una nazione composta da 30 sole regioni, abolendo le province, convinti che ciò innescherebbe una serie di ricadute positive in vari settori della cosa pubblica e dell’economia locale.

Sebbene questa posizione possa essere per certi versi condivisibile, dal mio punto di vista è l’origine di una prima domanda: perché chiamarsi Movimento Regione Salento, se poi in realtà il proprio progetto è di gran lunga più rivoluzionario e mira addirittura a riscrivere la geografia interna della nazione? Per il momento, lasciamo questa domanda senza una possibile risposta e procediamo con l’analisi.

Torniamo un po’ indietro nel tempo; stando a quanto riportano le testate online, il MRS nasce nell’Agosto del 2010 e si impone agli onori delle cronache per avere l’ambizioso progetto di creare una regione salentina, promuovendo allo scopo un referendum. Qui sorge un nuovo interrogativo, per il quale bisogna ricordare che la materia è regolata direttamente dalla Costituzione Italiana (articolo 132), la quale dice che, affinché la richiesta di creazione di una nuova regione sia valida, occorre che ne facciano domanda “tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate”.

Giusto o sbagliato che sia il principio, era chiaro da subito che l’interpretazione della norma lasciava spazio ad ambiguità e la possibilità che a farne richiesta dovessero essere un terzo dei consigli comunali di tutta la Puglia era prevedibile. Il MRS, invece, ha ritenuto che le popolazioni interessate dovessero essere solo quelle della “Regione Salento” (i cui confini, per inciso, erano stati scelti dallo stesso movimento). A complicare le cose, poi, si sono messe anche le amministrazioni comunali interessate; molte infatti hanno deliberato in maniera erronea, invalidando la richiesta di separazione dalla regione Puglia.

L’interrogativo, a questo punto, dovrebbe essere più chiaro: perché il MRS si è impegnato così ostinatamente in un progetto ad altissimo rischio di fallimento?

Gli altri dubbi sul MRS riguardano la strategia comunicativa ed il suo leader. Impressiona, infatti, la mole di pubblicità che ogni giorno scorre sulle reti del presidente del movimento, un continuo martellamento subliminale nei confronti del pubblico in ascolto. Se è vero che il MRS nasce per soddisfare un comune sentire all’interno della società civile, che bisogno c’è di operare questo martellamento pubblicitario? Inoltre, chi paga per tutta questa pubblicità e perché?

Va dato atto che, ben prima che nascesse il MRS, le reti di Pagliaro erano caratterizzate da un forte localismo (sono pur sempre delle reti locali!), tuttavia questo carattere è cresciuto nel tempo anche attraverso progetti pubblicitari che accentuavano e ponevano in grosso risalto il marchio “Salento”. Salento DOC, ad esempio, è un progetto di lunga data del gruppo MixerMedia che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica salentina nei confronti dei prodotti locali, spingendo i consumatori al loro acquisto.

In un resoconto, disponibile sul sito del progetto, in cui vengono elencati successi, risultati di sondaggi ed esperienze di aziende, si mostra come Salento DOC sia molto conosciuto dall’opinione pubblica salentina. Negli ultimi mesi ho potuto notare una consistente spinta verso l’uguaglianza “Salento DOC” = “Paolo Pagliaro”; ad esempio, a pagina 2 del resoconto citato, il leader di MRS è in primo piano (cono nome ben in evidenza), al fianco di un pannello con il marchio del progetto. Inoltre, chiunque segua le trasmissioni di Telerama, avrà notato una curiosa caratteristica della pubblicità di Salento DOC: spesso è preceduta o seguita dai martellanti messaggi circa il MRS o, più recentemente, circa la candidatura di Pagliaro alle primarie del centro-destra leccese.

Pertanto, non è possibile che Pagliaro abbia cercato di mettersi in evidenza attraverso un sapiente uso degli strumenti pubblicitari in suo possesso?

L’altro punto poco chiaro riguarda i tempi con cui Pagliaro ha annunciato la sua candidatura. Sul finire di Gennaio (il 28, se non erro), i sostenitori di Alleanza per Lecce hanno indicato in Pagliaro il proprio candidato sindaco e, meno di 2 giorni dopo, la città (ed anche di più) era già invasa da gigantografie con la dicitura “PIACERE, Paolo”. Quasi contempoaraneamente, inoltre, ha suscitato un discreto scalpore un video del presidente del MRS, Paolo Pagliaro, che circa un anno prima aveva dichiarato di non avere alcuna intenzione di candidarsi ad alcunché.

È possibile che una persona che non aveva intenzione di candidarsi ad alcunché riesca in pochissimi giorni a preparare una campagna pubblicitaria per un appuntamento elettorale così complesso (sfida al sindaco uscente)?

Questi interrogativi mi impediscono di pensare che il MRS rappresenti realmente una speranza di rinnovamento per Lecce e con un po’ di pazienza possiamo capirne il motivo, raccontando una delle possibili interpretazioni della parabola politica del presidente del MRS.

Dall’idea che mi sono fatto, Pagliaro stava preparando il suo futuro in politica da diversi anni; per carità, non stiamo parlando di progetti alla SPECTRE, ma di una persona intelligente e conscia del potere della comunicazione, tanto da averne fatto il suo successo.

Pagliaro ha capito benissimo che questo era il momento più opportuno per scendere in campo e si è speso per raggiungere il suo scopo, sfruttando appieno i mezzi mediatici ed economici di cui dispone. Non avendo una storia di militanza politica in un partito, ha dovuto realizzare il proprio (sotto forma di movimento), alla maniera moderna, ovvero offrendo un ideale credibile (l’Italia delle 30 regioni insieme ai forti connotati locali della Regione Salento) ed un nemico astratto (il baricentrismo).

Successivamente si è dovuto scontrare con la necessità di far conoscere il MRS, così ha spinto il movimento verso un’impresa ad alto tasso di fallimento, ovvero il referendum per la nascita della nuova regione. Con questo investimento “a perdere”, il MRS è stato considerato da tutta la stampa locale e si è accreditato a tutti gli effetti come soggetto politico. Nel frattempo, si preparava la strategia per la campagna elettorale, che prevedeva che il “signor Piacere” scendesse in campo come candidato sindaco, spinto dalle richieste del suo stesso movimento.

Pagliaro sapeva bene ciò che voleva e si è mosso per ottenerlo. Non vedo in lui una reale spinta al cambiamento, poiché mi da l’impressione di essere un rappresentante della politica delle personalità “forti” (a tratti debordanti): oltre di 15 anni di storia patria ci hanno insegnato quanto deleterio sia questo approccio.

Rinnovo ciò che ebbi a scrivere qualche mese fa: il Salento non ha bisogno di diventare regione per crescere, ma piuttosto di una politica nuova che metta al centro del suo agire l’amore per la propria terra, non i piatti di lenticche rimediati altrove.

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Voltare pagina, a Lecce

Domenico Delle Side, 11 Gennaio 2012

VOTO PRIMARIE LECCE

Ormai da diversi giorni, Lecce è al centro dell’attenzione per diversi scandali, alcuni con risvolti penali, altri che dovrebbero porci degli interrogativi etici non meno importanti.

Fatto sta che dopo quasi 15 anni di malgoverno cittadino i nodi stanno venendo al pettine e l’opportunità di segnare una netta discontinuità col passato politico della città si è così trasformata in un’urgenza.

Il 22 Gennaio i cittadini leccesi saranno chiamati a compiere il primo passo verso la soluzione di questa urgenza attraverso la scelta del candidato sindaco con le primarie del centro-sinistra. I candidati in campo (tra sorprese, colpi di scena e conferme) sono 3: Loredana Capone, Sabrina Sansonetti e Carlo Salvemini.

Ho già fatto la mia scelta da tempo, ma a prescindere da ciò, vorrei invitare le persone che come me vivono a Lecce a fare la loro, liberi da condizionamenti, liberi da false promesse. Mi piacerebbe che nessun mio concittadino scegliesse sulla base di quello che qualcuno gli dice, ma solo per suoi convincimenti personali.

Proviamo per un attimo a liberarci dalla pressione comunicativa che, inevitabilmente, ci è intorno. Visitiamo i siti dei candidati, le loro pagine Facebook, i loro account Twitter e raccogliamo informazioni. Leggiamo le loro frasi facendo attenzione anche alle virgole e, quando propongono qualcosa, cerchiamo di capire anche come vogliono realizzarla.

Ora, dopo esserci informati, occorre un ulteriore sforzo: scegliamo il divano o la poltrona che preferiamo, accomodiamoci e chiudiamo gli occhi per sognare la città che vorremmo e quale candidato la identifichi al meglio. A volte i sogni si avverano.

In sostanza, dobbiamo scegliere con la mente e con il cuore, non limitarci a porre un segno su chi ci hanno consigliato o su chi ci sembra più importante.

Per troppi anni abbiamo dato una delega in bianco alla politica, questa volta dovremmo essere almeno responsabili delle nostre scelte, accordando la preferenza al candidato che ci convince, qualunque sia. L’importanza di questa scelta è palese agli occhi di tutti: a livello nazionale stiamo pagando le conseguenze di numerosi anni in cui abbiamo lasciato che la politica venisse fatta da gente inadeguata.

Solo questa è la strada per voltare pagina e cambiare davvero Lecce.

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Paura, incertezza e dubbio

Domenico Delle Side, 19 Dicembre 2011

Loredana Capone - Carlo Salvemini

Agli albori degli anni 70, Gene Myron Amdahl abbandonò il suo lavoro alla IBM per fondare una sua azienda, la Amdahl Corporation. Forte delle sue competenze e del suo intuito, Amdahl riuscì in breve a presentare sul mercato dei computer mainframe in grado di superare in prestazioni, affidabilità e prezzo quelli di IBM.

IBM, gigante dell’informatica, si trovo spiazzata dal punto di vista tecnico, poiché non era in grado di offrire ai suoi clienti un prodotto altrettanto conveniente, così decise di affrontare il problema cercando di convincere i suoi clienti che sarebbe stato meglio per loro rimanere con IBM, instillando in loro paura, incertezza e dubbio.

Fu così, a grandi linee, che Amdahl creò l’acronimo FUD, dall’inglese Fear, Uncertainty and Doubt; riportando fedelmente le parole di Amdahl, otteniamo una prima definizione di questo termine: “FUD is the fear, uncertainty, and doubt that IBM sales people instill in the minds of potential customers who might be considering Amdahl products” (tradotto: “FUD è la paura, l’incertezza ed il dubbio che i commerciali di IBM instillano nelle menti dei potenziali clienti che potrebbero considerare l’acquisto dei prodotti Amdahl”).

Nella pratica, le cose possono essere andate più o meno in questo modo: ai clienti che minacciavano IBM di passare al sistema più conveniente, si cercava di trasmettere un’ombra di paura circa la possibilità che questo sistema non sarebbe stato effettivamente conveniente, oppure incertezze circa la possibilità di conservare e poter riutilizzare i propri dati, oppure il dubbio che questa nuova azienda, a lungo andare, sarebbe stata fagocitata dal mercato e loro sarebbero rimasti senza alcuna assistenza tecnica in caso di problemi.

Da allora il FUD si è evoluto, fino a diventare oggi una vera e propria tecnica di marketing, utilizzata sia nelle vendite, nelle public relations e, soprattutto, nella politica.

Pochi anni addietro (era circa il 2002) ad esempio, abbiamo assistito ad un clamoroso caso di FUD per giustificare la guerra in Iraq, George W. Bush dichiarò che in quel paese erano presenti armi di distruzione di massa, cosa che ammorbidì l’opinione pubblica e consentì lo svolgersi di quella guerra, che tanto dolore è costato alle famiglie americane e non. Sarà superfluo ricordarlo, ma a distanza di 9 anni, di quelle armi di distruzione di massa non si è ancora trovata traccia.

Senza andare così lontano, i casi politici di FUD si trovano anche nella nostra Italia, pensate per un attimo a come Berlusconi abbia utilizzato la categoria dei “comunisti”; nel suo discorso con cui “discese in campo” affermò addirittura di farlo per paura che i comunisti trasformassero l’Italia in una nazione illiberale. Di FUD si tratta anche nel caso della Lega, che sfrutta la paura verso il diverso, verso il clandestino o l’extracomunitario in genere, come causa di tutti i mali della società del nord Italia.

Senza andare ancora così lontano, altri casi politici di FUD si possono trovare nella stessa città di Lecce, quando ad esempio un candidato per le primarie afferma che, se vincesse il suo avversario, alle successive comunali la coalizione perderebbe sicuramente; oppure quando lo stesso candidato si chiede se, in caso di una sua vittoria alle primarie, l’altro lo appoggerebbe.

Questa tecnica, quindi anche nel caso leccese, fa appello alla paura del ricevente; in special modo nella politica, si tenta di stimolare emozioni negative nell’elettore per ottenere consenso, utilizzando sofismi che non hanno alcun sostegno logico.

È interessante notare che, nonostante il FUD, Amdahl e la sua azienda riuscirono a competere con IBM nel settore dei mainframe, fino ad imporsi anche come leader del relativo mercato per un consistente periodo di tempo. Oggi la Amdahl Corporation non esiste più (ha cessato le sue attività nel 2007, 37 anni dopo la sua nascita), ma Gene, nonstante i suoi quasi 90 anni, è ancora attivo nel mondo dell’informatica.

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Previsioni al 23%

Domenico Delle Side, 05 Dicembre 2011

Benzina, Petrolio

Stando alle indiscrezioni, sembrerebbe che il governo Monti stia meditando di elevare l’IVA di due punti percentuali, portandola al 23%.

Detta in soldoni, se il governo scegliesse questa strada, molte delle cose che normalmente acquistiamo sarebbero più care, in particolare i carburanti.

Questo blog si occupa costantemente di un rapporto sui prezzi dei carburanti, che cerca di tenere traccia di come i prezzi di questi beni di consumo varino nel tempo; ora, invece, si cercherà di fare un’operazione lievemente differente, una specie di “proiezione”, per rispondere ad una sola e semplice domanda.

Quanto costerebbero oggi i carburanti (super e diesel) se l’IVA fosse già al 23%?

Per farlo è sufficiente un po’ di algebra ed i dati forniti settimanalmente dalla Commissione Europea. Al 28 Novembre 2011, in Italia il costo medio di un litro di super è di circa 1.577 €, mentre per un litro di diesel spendiamo attorno ai 1.529 €

Ipotizzando un IVA al 23%, invece, i prezzi per gli stessi beni sarebbero di circa 1.603 €/l per la benzina super e di 1.554 €/l per il diesel.

Vediamo quanto andremmo a perdere su un pieno, che per una macchina media è intorno ai 45 litri.

Con l’IVA al 21% un pieno di super ci costa oggi intorno ai 70.96 €, mentre per il diesel circa 68.80 €.

Con l’IVA al 23%, invece, avremmo 72.13 € per la super e 69.93 € per il diesel.

Proviamo a vedere cosa significa su base annua. Immaginiamo di vivere in un mondo ideale in cui le auto percorrano mediamente 10000 km in un anno con una media di 17 km con un litro di carburante; ne consegue che i litri (medi) di carburante consumati sarebbero circa 588. Pertanto l’aggravio annuo corrisponderebbe a circa 15.30 € per la super e 14.70 per il diesel.

Non moltissimo, ma di questi tempi è meglio non buttar via niente!

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Le radici della violenza

Domenico Delle Side, 01 Novembre 2011

15 ottobre 2011

Ormai sono passati più di quindici giorni da quel fatidico 15 Ottobre 2011 e forse la mente è fredda a sufficienza per ragionare su quanto accaduto, trarne delle conclusioni “costruttive” e per farlo, dal mio punto di vista, il modo più proficuo è ricorrere ad una similitudine.

Per certi versi, credo che il rapporto tra politica e cittadini sia molto simile a quello che c’è tra genitori e figli: la politica svolge il ruolo genitoriale, i cittadini l’altro.

Così, la politica spesso si troverebbe a prender decisioni che ai cittadini non piacciono, ma lo farebbe per il loro bene, proprio come un genitore fa con i propri figli. Lo farebbe per il loro futuro. Allo stesso modo, un genitore osserva il proprio figlio durante la crescita e cerca di capire se qualcosa lo turbi o meno.

Ad esempio, un bambino violento potrebbe essere un bambino con problemi e l’origine di questi problemi potrebbe essere molto varia. Potrebbe trattarsi di un bambino “pazzo”, che prende a pugni gli amici per gravi problemi psichici; oppure potrebbe essere un bambino che cerca disperatamente di comunicare qualcosa ai propri genitori. In questo senso, dunque, la politica/genitore dovrebbe essere in grado di ascoltare le istanze, qualunque esse siano, che provengono dai cittadini.

Fatto sta che, negli ultimi 20 anni in maniera lapalissiana, la politica italiana ha tradito in toto il proprio ruolo genitoriale e si è tasformata in cattivo padre/madre, in un genitore egoista, nei fatti completamente disinteressato al futuro dei propri figli, impegnato nel prenderli in giro.

Questo cambiamento ha ovviamente avuto riflessi profondi nell’economia e nella società italiana.

Non volendo pensare ai propri figli, la politica ha rivolto il proprio pensiero ad altro, a qualcosa che le garantisse una soddisfazione immediata di bisogni materiali, ed ha trovato conforto in una schiera di imprenditori e faccendieri senza scrupoli, che l’hanno foraggiata e viziata pur di ottenere vantaggi sotto forma di leggi dello Stato. Sono nate proprio in questo ambiente le leggi che hanno progressivamente consumato lo stato sociale italiano: precarietà, previdenza fasulla e sanità negata traggono origine da questo cortocircuito.

Dal punto di vista strettamente sociale, questo cambiamento ha portato i giovani a perdere speranza e fiducia nel futuro. Ad oggi sono un trentenne e probabilmente molte cose mi sfuggono, ma dai racconti e dalla lettura non posso non notare come sia cambiato l’approccio alla vita nel giro di pochi anni. Un banale esempio è sufficiente per capire la differenza: un ventenne degli anni 60 pensava al proprio futuro ed era capace di immaginarsi una famiglia, una casa, le vacanze e tutta una serie di sogni e desideri da realizzare; un ventenne di oggi guarda al suo futuro e può vedere solo un unico grande punto interrogativo.

Non esiste nessun sogno, nessun desiderio, si cresce e si impara sin da subito a non averne, perché tanto è impossibile realizzarli ed anche se per caso ci si arrivasse vicini, ci sarebbe sempre qualcuno più furbo (o più disonesto, in funzione dei punti di vista), pronto a rubare un sogno o un desiderio che non gli appartiene.

Non so voi, ma se avessi un genitore di questo tipo io mi sentirei un po’ (tanto) incazzato e con questo non ho alcuna intenzione di giustificare violenze, lanci di sanpietrini o auto messe a fuoco. Inoltre, mi sentirei ancora più incazzato perché questo genitore mostra proprio di non volermi ascoltare e preferisce a me, suo figlio, una maserati o una ferrari, una escort di lusso ed amenità di questo tipo.

Pertanto, troviamo pure le persone che hanno messo a ferro e fuoco Roma il 15 Ottobre e puniamole per ciò che hanno fatto, ma ascoltiamole, perché sarebbe troppo semplice ed irrealistico pensare che queste persone siano solamente “pazze”. Se hanno combinato quel casino, è probabile che siano come quel bambino violento che picchia i propri amici ed è probabile anche che vogliano comunicare qualcosa ed è compito della politica provare ad ascoltare.

Comunque sia, in tutto questo abbiamo almeno una fortuna, generalmente i figli non possono scegliere i propri genitori; noi cittadini, invece, possiamo scegliere i nostri politici. Facciamolo!

Post Scriptum: Un’utile lettura è la lettera scritta da “Candido Sinistro” sui fatti di Roma. Il titolo di questo post è tratto da una canzone dei Sud Sound System , che vale la pena ascoltare e capire.

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